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Riapre l’Archivio, evviva l’Archivio!

Lunedì 15 ottobre riapre uno dei posti che amo di più qui a Modena (e non sono pochi), l’Archivio di Stato: chiuso per verifiche statiche dopo i terremoti del maggio scorso, finalmente sarà di nuovo accessibile al pubblico.

Per festeggiare l’evento una settimana dedicata alla genealogia, “I ricordi che ci uniscono”, III Conferenza Internazionale sull’argomento: e non lasciatevi spaventare da sensi di inferiorità, paura di essere fuori posto o patemi da ma-io-non-ci-sono-mai-stato-non-saprei-come-fare. L’Archivio è patrimonio di tutti, basta essere appena un po’ emiliani e dentro troverete sicuramente qualcosa che vi sarà familiare – la storia di un paese, o nomi che conoscete – ma non solo, tutti quelli che passavano dalle parti della corte estense (il grosso del patrimonio documentale viene da lì) sono stati registrati in qualche pagina delle sue infinite vacchette, o in qualche lettera diligentemente conservata.

C’è tutto un mondo dentro quelle carte, basta che abbiate tempo per la vostra curiosità ed è a vostra disposizione, pronto a lasciarsi scoprire: gratuitamente, vale la pena di aggiungere – e non è poco.

Buttatevici dentro, datemi retta: io ho passato lì alcune settimane meravigliose quando ero in cassa integrazione, mai passato il tempo così proficuamente   – che bellezza poter entrare quasi di persona nella vita quotidiana delle scuderie ducali, e perdersi leggendo lettere scritte magari prima che scoprissero l’America e sentire gli autori così vicini, scoprirli così uguali a noi.

La curiosità premia sempre, e se la esercitate in posti così non potrete che vincere qualcosa di sorprendente. A me è capitato che mentre ero lì ad inseguir cavalli, tra un foglio e l’altro, ho trovato su uno dei libri di spesa della camera ducale la ricevuta di un basto nuovo per il casaro di Sua Eccellenza: ne abbisognava per il suo mulo, ed era anche piuttosto urgente.

Cosa c’è di strano, direte voi? è che  il casaro si chiamava Francesco dei Magri, e nel 1524 abitava a cinque minuti di strada a piedi dal paese che poi sarebbe stato dei miei nonni.

Per cui capite, tutto quadra: io e i muli sono secoli che ci vogliamo bene.