Macché Cortina, la vera evasione sta a bassa quota
Applausi vivissimi per la sceneggiata a Cortina. Ma, ora che s’è abbassato il sipario, è bene capire cosa diavolo ci sia dietro le quinte di questo perbenismo fiscale. Di questa autoflagellazione contro il divertimento. Suvvia, non facciamo i tedeschi che non siamo. Ma sapete quante Cortine esistono in Italia? E quante evasioni sono più o meno manifeste anche negli ambienti apparentemente più insospettabili?
Rischierò il linciaggio, ma paradossalmente credo che la cosiddetta microevasione sia invece quella più invasiva. Alzi la mano chi non ha mai pagato l’umarel di turno che viene a riverniciare casa o a riparare il cesso senza rilascio di fattura. O messo nelle mani di qualche artigiano migliaia d’euro in contanti senza ricevere uno straccio di carta in mano. Se sommate tutti questi sgarri, avrete una bella sommetta fantasma per il Fisco. E altro che microevasione. Non credo, poi, che l’evasione sia quella alla luce delle Dolomiti, con gente che sulla soglia della porta tiene la filippina e il Suv diretto alle piste. Chi dribbla il fisco, fino a prova contraria, non lo dà a vedere. Le porcherie sono ben altre e credere che abitino tutte nello stesso posto è un’ingenuità voluta e mascherata da ipocrisia.
Cari signori assoldati per spegnere la crisi, levatevi di dosso quei tristi cappotti che vogliono ostentare austerità e andate a toccare seriamente chi fotte lo Stato. E allora indossate pure il paltò più bello del mondo, ma non guardate le tasche dei soliti noti. Perché non sarà mettere le mani su Cortina ad abbassarmi il prezzo della benzina o a aiutarmi a stabilizzare il precariato di mio figlio. La serietà non sta nella grisaglia, ma in quello che potrete fare. Buon lavoro.