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Cambia il Porcellum, ma a decidere non sarà “il popolo”

Irrealistico trovare un accordo di livello sulle regole del gioco prima di sapere quali squadre saranno in campo. Dunque, poiché le alleanze sono ancora un mistero, sulla legge elettorale c’è poco da sperare. Siamo comunque ancora alla tattica. Ma è una tattica che ieri ha escluso il Pd ricompattando il centrodestra tradizionale. Pur di allontanare Casini da Bersani, Vendola accusa dunque il leader centrista di avvertire “il richiamo della foresta”. Fosse vero, la scelta di Casini sarebbe strategica. Ma non lo è. Non ancora, almeno. E’ probabile che, grazie alle pressioni del Quirinale e della piazza, un accordo verrà trovato. Limitarsi a un premio di maggioranza per coalizioni che superano il 42,5%, o anche il 40, sarebbe ridicolo: è chiaro che nessuno toccherà quella soglia. Introdurre un premio tra il 5 e il 10% al partito più votato sembra oggi l’unica mediazione possibile. Se così sarà, in base ai sondaggi attuali, il più accreditato ad incassarlo è il Pd. Potrebbe insidiarlo, se avrà ancora il vento in poppa, il Movimento 5Stelle. Tutti gli altri saranno incoraggiati ad accorparsi piuttosto che frammentarsi. In astratto, una buona cosa. C’è solo un problema: con queste regole, nessuno avrà la maggioranza assoluta del parlamento. A decidere chi governa non saranno dunque i cittadini col voto, ma i partiti subito dopo.