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Perché in Usa ha vinto Michelle

Alta, autorevole e femminile, mai sopra le righe, mai oltre il suo ruolo, ma determinante sempre, in casa come fuori, sui palchi delle convention o nelle scuole di periferia: Michelle Obama è la vera vincitrice delle elezioni americane. Perché la mamma di Malia e Sasha in questi quattro anni si è ritagliata un ruolo decisivo nella rielezione del marito evitando qualsiasi interferenza negli affari di Stato, rappresentando la concretezza tutta femminile di fronte alla retorica del Barack prima maniera, quello del “yes we can”, dedicando il proprio tempo ad una causa importante come quella dell’obesità nel suo Paese con il progetto “Let’s Move” teso ad insegnare agli americani sane abitudini alimentari. 
E non a caso l’abbraccio con il marito appena riconfermato, oltre ogni aspettativa, alla Casa Bianca rappresenta la foto simbolo di questa lunga notte elettorale, quella con la quale Barack ha annunciato con un twett il successo. Suo certo, ma anche e soprattutto di Michelle.
Non è stato facile per lei conquistare la stima e l’affetto degli americani, lei discendente degli schiavi, così “troppo” determinata e eloquente che al primo discorso in pubblico era stata dipinta come una pericolosa estremista antiamericana, addirittura “la maleducata, borgatara, arrabbiata Michelle Obama”.
Ma l’America e il mondo intero hanno dovuto ben presto ricredersi perché la futura First lady ha avuto il merito di cambiare la propria immagine, da esplicita a riservata, di affiancare il marito senza mai travalicare, ritagliandosi un ruolo in cui l’istinto politico si è andato mixando con la femminilità e il potere femminile. 
L’abbracciatrice-in-capo come qualcuno l’ha soprannominata per via di quella sua propensione a stringere i suoi interlocutori in grandi abbracci ha vinto per il marito ma anche e soprattutto per sè e per tutte le donne.

Il meglio deve ancora venire…
laura.fasano@ilgiorno.net