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“Vigor rivive in mio figlio Andrea”

Dal Qs-Il Resto del Carlino-La Nazione-Il Giorno di oggi

«MAMMA, sei stata brava. Ma ancora più bravo è stato papà Vigor, che dal cielo ci ha regalato Andrea». Arianna Bovolenta ha 4 anni, e come tutti i bambini sa come far restare gli adulti senza parole. Usando quelle che ha detto alla mamma, Federica Lisi, quando è tornata dall’ospedale dopo aver dato alla luce il quintogenito (ci sono anche Alessandro, 8 anni, e le gemelline Aurora e Angelica, uno e mezzo) del campione di volley scomparso a 37 anni durante una partita, a Macerata, il 24 marzo scorso.
IN QUELLA FRASE sta il senso di tutto, sta il segreto della forza di una donna che non si è mai arresa, neanche dopo essere stata investita dal treno emotivo della perdita del marito. Si è rialzata e ha completato il miracolo di una vita che voleva nascere nel segno di quella che non c’era più. «Un altro Bovolenta maschio al mondo è il massimo — racconta Federica, che di anni ne ha 35 —. In questi sette mesi ho sentito la mancanza di Vigor ogni volta che sono rientrata a casa. Ma per fortuna devo andare ogni giorno a mille all’ora, senza potermi fermare».
Non lo ha fatto neanche stavolta: il piccolo Andrea è nato martedì scorso, una settimana dopo Federica è già in pista. «Mercoledì sono uscita per la prima volta di casa, ho fatto il giro del palazzo con Andrea. Mi sono imposta di ripartire subito. Anche se adesso a casa mia, quando alle quattro tornano i bambini, c’è il caos più totale».
Andrea è andato di fretta.
«E’ arrivato un mese prima del previsto, pesava tre chili e due etti, è lungo 50 centimetri. Non ne potevamo più di aspettare, né io né lui, e abbiamo anticipato il cesareo. Il dottor Cirese, che mi ha assistito nel parto con il dottor Giannini e l’ostetrica Gianna, mi ha detto che due giorni dopo sarei entrata in travaglio».
Per lei è stato il quarto parto. Ma stavolta era diverso.
«Molto, senza Vigor l’ho vissuto con un altro spirito. Ma è bastato il tempo di vedere Andrea e mi è tornata la voglia di fare tutto per i miei figli. La mia missione è questa, crescere i miei bambini facendo il massimo che posso».
Ha scelto di partorire a Roma.
«A Villa Margherita era già nata Arianna, è la mia città e qua ci sono tutti i miei parenti. Il giorno del parto sono venuti da Ravenna tanti amici, i genitori e la sorella di Bovo. Alla clinica si chiedevano chi stesse nascendo, non avevano mai visto un caos così».
Ha deciso anche di vivere, a Roma.
«Per quest’anno sì, poi vedremo. Era la scelta migliore per i miei figli, anche i genitori di Bovo l’hanno capito. Loro abitano a cento chilometri da Ravenna, qui ho una rete familiare che mi permette di farcela».
I bambini come l’hanno presa?
«Bene, li abbiamo iscritti alla stessa scuola, la Sant’Orsola, che può ospitarli tutti perché ha l’asilo, la materna e le elementari, ed è vicina a casa nostra, nel quartiere San Lorenzo. Alessandro gioca anche a calcio, Arianna va in piscina. Dobbiamo organizzare una routine pazzesca, per fare tutto. Devo fare un monumento ai miei genitori, la loro vita è stata ribaltata».
Tornerete a Ravenna, un giorno?
«Sì, perché lì c’è la nostra casa e non ho intenzione di lasciarla. Per quest’anno stiamo qui, poi vedremo. Vivo un po’ alla giornata, a gennaio dovrei anche iniziare a lavorare, alla Federvolley».
Chiederete un risarcimento, se dovessero accertare che un defibrillatore poteva salvare Vigor?
«Di questo non voglio parlare, adesso. Prima aspetto di sapere con precisione per quale causa è morto mio marito, solo a quel punto deciderò cosa fare. Ma una cosa è certa: non ho paura di niente e di nessuno, è un lusso che non posso permettermi».