E i figli superviziati finiscono in castigo
Paul Pogba (calciatore diciannovenne della Juve messosi in luce nelle ultime partite tanto che far gridare già al fenomeno) non convocato per la partita con il Pescara perché reo di essersi presentato in ritardo a due allenamenti. Daniele De Rossi, capitan futuro della Roma, escluso dalla convocazione in nazionale perché sorpreso dall’arbitro a cazzottare l’avversario laziale nel derby di domenica e per questo espulso. Mario Balotelli spedito in tribuna dal suo allenatore Roberto Mancini perché altri compagni, che pure non hanno avuto l’onore della copertina di Time, si impegnano molto più di lui nel lavoro quotidiano in campo.
Benvenuti nel mondo del calcio dorato che forse per convinzione, forse per rifarsi una verginità da troppo tempo perduta scopre la serietà (e la severità) e decide di insegnare ai propri figlioli (leggi calciatori) superviziati il valore dell’onestà. Con sè, con la propria squadra (che li paga profumatamente) e con i propri compagni.
“Quando si vive in una comunità – hanno spiegato alla Juve - ci sono delle regole di disciplina da rispettare. Il provvedimento non è punitivo ma educativo verso un giovane del ‘93 che diventerà un campione e che trarrà esperienza da questo”. Detto, fatto: il bravo Pogba mentre assisteva alla partita di Pescara ha twittato le sue scuse. Caso chiuso, dunque, tanto più che delle prodezze del giovane francese Conte e c. potranno avere presto bisogno. E così sarà anche per Prandelli che del De Rossi in gran spolvero non potrà fare a meno nel proseguo dell’avventura verso i mondiali, per non parlare di Balotelli che quando è in forma è uno dei pochi attaccanti capaci di tenere da solo in scacco le difesa.
Tanto rumore per nulla? È presto per dirlo, ma una cosa è certa: un altro calcio è possibile.
laura.fasano@ilgiorno.net