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UNA LEZIONE DI VITA

Il vento di questa mattina è propizio per le centinaia di bandiere che sottendono il nostro percorso.

Sulla strada costiera, nascosta all’orizzonte dalle palme dei fitti bananeti schiaffeggiati dal vento, si intravede una lingua di terra che si slancia proprio dentro il Mediterraneo, si allunga verso l’orizzonte, è quel tratto di costa che accoglie la secolare città di Tiro. Secolare in tutte le sue forme ivi compreso anche il ricordo dei suoi abitanti che traggono le proprie origini ed i rispettivi credi proprio dai quei tempi così lontani.

Osservando bene la città ci accorgiamo che forse quei tempi così distanti per noi, qui qualcuno li vive ancora, li ricorda, e con composto senso di dignità ne è ancora testimone nelle più profonde sensazioni.

L’appuntamento questa mattina è con il console, guida d’eccezione alla scoperta delle più alte cariche religiose rappresentanti i cittadini locali.

Il vescovo della tradizione greco cattolica ci accoglie con entusiasmo in una anticamera che ricorda vagamente le catacombe cristiane. Appesi alle pareti spoglie della sala interamente fatta di pietre, le sole immagini dei rappresentanti delle principali confessioni in segno di equivalente ed equilibrato rispetto in una realtà multi religiosa. Dopo aver visto la piccola chiesa cattolica anch’essa interamente costruita con pietre intagliate con estrema maestria, ci si sposta verso un secondo settore della città ove ha dimora il Muftì, lo sceicco Hassan Abdallah, il ”buon pastore per i sudditi” suprema autorità giuridica islamica sciita, responsabile della corretta gestione dei luoghi santi islamici.

La ricezione è quella riservata ad ospiti di rango elevato, inaspettate per l’occasione le parole del Muftì dalle cui labbra escono come fiumi in piena diversi e significativi segnali in direzione della pace, nella più totale apertura a qualsiasi confessione religiosa. Ed è proprio da queste parole che traspaiono indicativi segnali di speranza, segnali di vita con toni di reale preoccupazione nei confronti della gente del Libano del sud ovvero quella comunità di cui lui si fa pastore ed interprete; “tutte le religioni” traduce il console, “hanno un solo messaggio, un solo Dio, e tutte quante sono state create per regolare le persone affinché queste si comportino bene”.

Ed è con l’eco di questi messaggi di speranza e di cordiale sentimento di rispetto interreligioso che rientriamo in base ben consapevoli di esserci arricchiti di quei valori che ci permetteranno di interpretare bene il nostro ruolo di soldati ma soprattutto adottare quei temperamenti necessari per il rispetto del prossimo.