Il Pd e le primarie “all’italiana”
Poco più di un anno fa Francois Hollande vinse le elezioni primarie del Partito socialista francese. Domenica prossima Pier Luigi Bersani confida di vincere le elezioni primarie della sinistra italiana. Politicamente, Bersani si ispira ad Hollande, eppure ha imposto al Pd e ai suoi alleati un regolamento per le primarie ben diverso da quello scelto dal socialista transalpino. Qualche esempio per capirci. In Francia hanno votato i quindicenni, in Italia si potrà votare dai diciotto anni in su. In Francia agli elettori è stato chiesto 1 euro, in Italia ne chiederanno 2. In Francia ci si iscriveva all’albo degli elettori della sinistra contestualmente al voto, in Italia occorre farlo prima. In caso di ballotaggio, in Francia chi non ha votato al primo turno avrebbe potuto tranquillamente votare al secondo, in Italia occorrono gravi e certificati motivi. Domanda rivolta al lettore: quale dei due sistemi è fatto per incoraggiare la partecipazione al voto e quale sembra invece pensato apposta per scoraggiarla? Domanda facile, risposta scontata: il Partito socialista di Hollande ha fatto il possibile per coinvolgere il maggior numero di cittadini, il Partito democratico di Bersani farà il possibile per circoscrivere la partecipazione. A chi? Agli elettori di Bersani. Cioè ai militanti, agli ex diessini e agli iscritti alla Cgil. Sì che domenica assisteremo ad un gran via vai di pullman colmi di pensionati precettati ai seggi dall’organizzazione di Susanna Camusso: almeno 600mila, è la stima della stessa Cgil. L’argomento in base al quale la rigidità delle regole serve a scoraggiare l’irruzione di elettori di altri partiti è debole. Debolissimo. Il modo migliore per rendere irrilevanti eventuali infliltrazioni è aumentare al massimo la partecipazione dei cittadini. Il resto serve solo per falsare il risultato.
E infatti. Di Pietro ha appena detto che inviterà militanti ed elettori dell’Idv a votare per Bersani o per Vendola, ma né Bersani né Vendola hanno gridato allo scondalo così come fecero quando a manifestare la medesima intenzione fu qualche dirigente del Pdl. Avrebbero dovuto, invece; perché come il Pdl anche l’Idv non è — né, dicono, sarà — alleato del Pd alle politiche. Ci sono dunque infliltrazioni buone ed infliltrazioni cattive. Ma ormai è fatta. E poiché è ragionevole immaginare che queste primarie saranno comunque un successo, vedrete che di fronte alle lunghe code davanti ai seggi gli scrutatori finiranno per chiudere un occhio e fors’anche tutti e due per snellire le procedure rendendo così flessibili regole nate rigide.
All’italica furbizia iniziale seguirà dunque una soluzione «all’italiana».