MEDIA E PEACEKEEPERS
La sala si tinge di colori e di toni, sono le sfumature dei rappresentanti provenienti da molte regioni diverse di tutto il mondo; l’appuntamento è un meeting internazionale per operatori nel settore della pubblica informazione. Erano rappresentati tanti paesi che per posizione geografica e natura sociale sono molto distanti dal nostro, quali, per citarne i principali, lo Sri Lanka, l’Indonesia, la Malesia, il Nepal, l’India e la Cina con i suoi 5 rappresentati, per concludere con altrettanti paesi appartenenti all’area Euro. Presso la base di Shama ha avuto luogo una tavola rotonda fra tutti questi delegati di altrettanti paesi partecipanti alla missione UNIFIL in Libano. L’appuntamento voluto dal comando della stessa missione è stato gestito ed organizzato dagl’Italiani. Tema dell’incontro i concetti relativi la comunicazione sia essa interna che esterna, incentrata, in maniera prioritaria, sull’immagine che il peacekeeper deve avere nell’ambito della missione UNIFIL. L’Italia rappresentata dal portavoce della brigata aeromobile, ha fatto gli onori di casa assolvendo a tutte le esigenze protocollari di rito nel profondo rispetto fra le parti. Gli individui inizialmente si guardano attorno, ciascuno si interroga preoccupato su quale possa essere il proprio ruolo in questa faccenda, la stanza, occupata da singole figure che incedono con fare a tratti imbarazzato, si trasforma, nel giro di poco, in un ritrovo di amici, di colleghi, di complici di vecchia data, sospinti con fare gentile dal classico buon senso dell’ospitalità che contraddistingue gli Italiani tutti, ma questa volta in un contesto di peacekeepers. Peacekeepers, ovvero soldati di pace, soldati che crescono nel rispetto delle tradizioni comuni, soldati che sanno supportare le difficoltà delle popolazioni più indigenti, soldati che assistono la gente perché sanno interpretarne le difficoltà.