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Un report di Goldman Sachs: sorprese per l’Italia

Secondo un report di Goldman Sachs l’Italia potrebbe fornire sorprese positive in termini di crescita economica nel 2013. Stando al rapporto della banca americana, in termini di crescita l’Italia ha già toccato il fondo. “L’unico rischio è legato al passo con cui le riforme strutturali vengono implementate”, ha commentato Jim O’Neill, presidente di Goldman Sachs Asset Management. “L’Italia è l’unico paese tra quelli periferici d’Europa dove non c’è stato alcun progresso nell’abbassare il costo del lavoro unitario”, ha aggiunto l’esperto

L’outlook per l’Italia resta condizionato dai rischi di carattere politico legati alle prossime elezioni di primavera. In un paragrafo intitolato “Area Euro (appena) fuori dalla recessione” il rapporto firmato O’Neill
anticipa un contesto negativo nell’ultimo trimestre dell’anno in corso che potrebbe proseguire nei primi tre mesi del 2013. “I segnali recenti relativi a un ulteriore rallentamento in Germania sono stati particolarmente preoccupanti”, si legge nel report in cui si sostiene che “l’Area euro può segnare una crescita positiva moderata, allo 0,2% nel 2013 e all’1,5% nel 2014”. Tra i fattori che dovrebbero contribuire all’espansione economica, lo studio cita la ripresa dell’economia tedesca nel primo trimestre dell’anno prossimo grazie a “domanda interna ed esportazioni. Queste ultime”, spiega il rapporto, “saranno decisive per la crescita della Germania nel 2013” grazie alla ripresa delle esportazioni in modo particolare da Cina e Stati Uniti. Quanto alla politica monetaria accomodante della Banca centrale europea, Goldman Sachs Asset Management ritiene che debba restare tale per tutto l’anno prossimo.

In merito ai rischi individuati per il 2013 e il 2014, l’istituto americano individua il fiscal cliff
negli Stati Uniti, la situazione macroeconomica in Giappone, le tensioni in Medio Oriente e la crisi del debito sovrano nell’unione monetaria europea. In quest’ultimo caso, è bassa la probabilità di esiti estremamente negativi legati alla crisi stessa. Il merito è della Bce e dai progressi registrati nei paesi periferici in merito alle riforme strutturali. Quanto agli Stati Uniti, gli analisti si aspettano un Prodotto interno lordo in crescita del 2,3% nel 2013, dato “al di sopra delle attese del mercato di un +1,9% e marginalmente più alto del risultato che dovrebbe essere registrato a fine anno”, si legge nel rapporto. Le stime potrebbero essere condizionate negativamente da vari rischi “associati in modo particolare al precipizio fiscale, ma ci aspettiamo sorprese positive dovute soprattutto alla ripresa del resto del mondo, che potrebbe essere più veloce delle attese”.