Il cow boy Fiscal Cliff
La ventata di ottimismo sui mercati e lo spread tra Btp e Bund in ritirata ha cognome e nome: Fiscal Cliff. Che non è un cowboy di un mitico western alla Sergio Leone, ma semplicemente il “precipizio fiscale” nel quale rischia di precipitare a fine anno l’economia Usa, trascinando con sé il resto del mondo. L’accordo tra democratici e repubblicani Usa su come evitare il precipizio sembra essere più vicino e i mercati provano di tirare il fiato.
La partita è questa: se gli sgravi fiscali dell’era Bush scadessero, i tagli automatici della spesa pubblica riguarderebbero tutti i settori, dal manifatturiero al finanziario, e gli aumenti delle tasse colpirebbero tutti gli americani, cittadini e aziende. Nelle casse dello Stato, alle prese con un mastodontico problema di deficit e debito, entrerebbero complessivamente 600 miliardi di dollari, ma le conseguenze per l’economia americana potrebbero essere drammatiche, con un ritorno alla recessione.
L’accordo sarebbe il primo grande successo dell’Obama 2, e potrebbe essere, questo sì, il primo lume reale in fondo al tunnel. Non da oggi c’è chi sostiene che la grande crisi finirà là dove tutto è iniziato, gli Stati Uniti. Potrebbe essere la volta buona. Con l’Europa a traino tra asfissia, speranza e cocci da raccogliere.