Lo sport al tempo dei codici etici
E’ UN MONDO difficile. Anche nello sport, che ha perso ormai gran parte dei suoi valori fondanti. Sono cresciuto con una certa idea forse troppo romantica della pratica sportiva che diventa filosofia di vita, come tanti, e come tanti vedo questa idea quotidianamente messa alla prova da bari, disonesti, o anche solo da genitori frustrati, per tacere dei giornalisti. Per questo, ogni volta che qualcuno torna a puntare l’attenzione sui valori, mi aggrappo alla speranza, come se avessi visto seminare una piantina. Che poi stavolta sia stata l’ultima società di Vigor Bovolenta a farlo, è un dettaglio in più nel grande quadro del destino.
Ieri il Volley Forlì ha annunciato di aver varato un “Codice Etico”. Ovvero di “alcune norme di carattere generale riguardanti appunto l’etica nel comportamento di tutte le parti coinvolte nella vita della società, quindi giocatori, allenatori, dirigenti, genitori, collaboratori e sostenitori. Tutti questi soggetti sono pertanto invitati a rispettare alcune norme di comportamento, ispirate a principi etici e morali che da sempre caratterizzano il mondo della pallavolo. Tra i tanti inviti, quello a giocare per divertimento, a rispettare gli avversari e gli arbitri, ad essere di esempio per sportivi più giovani e di altre società, ad impegnarsi al massimo, a giocare in maniera sempre leale. Ma anche, per i genitori, ad esempio, a ricordare che gli errori fanno parte di un processo di crescita”. Non è la prima società a farlo, sicuramente non sarà l’ultima. E’ sempre un bel segnale. Anche se…
Ora, ci tengo a non essere frainteso: è una bella idea e come tale va salutata facendo i complimenti a chi l’ha avuta. Ma lo sport che conoscevo io era già un codice etico. Il fatto che ormai siamo costretti a doverci dotare di promemoria scritti per fare quello che una volta era semplicemente l’essenza dello sport, e non c’era bisogno di ricordarlo a nessuno, la dice lunga su come siamo ridotti.
E ovviamente il discorso non riguarda solo lo sport.