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Nè Bersani, nè Renzi, solo Obama

Domenica sera gli elettori di centrosinistra sapranno chi avrà vinto fra Bersani e Renzi, se si sarà affermato l’usato sicuro o il rottamatore, come si è sentito dire anche in modo un po’ troppo banale in questi giorni. Su una cosa già ora comunque possiamo essere certe, che vinca l’uno o l’altro: qui di Obama non ce ne è traccia. E la politica non c’entra.
Abbiamo infatti ancora nelle orecchie le parole con il quale il riconfermato presidente degli Usa si presentò di fronte alle migliaia di sostenitori in festa: grazie Michelle, non ti ho mai amato tanto. Anche grazie alla moglie, Barak ha potuto cioè centrare la rielezione, avendo con lei diviso e condiviso i primi quattro impegnativi anni di potere e la lunga estenuante campagna elettorale.
Che succede invece da noi? Che i due contendenti e probabili presidenti del consiglio italiano non solo non hanno ritenuto minimamente di ringraziare le rispettive compagne (tutti e due in ugual misura, senza nessuna differenza, anzi copiandosi l’un l’altro), ma si sono limitati l’altra sera durante il faccia a faccia a chieder loro scusa perché, poverine, sono state ad aspettare pazienti che il loro uomo tornasse a casa “stanco ma felice”. Così come, statene certi, gli stessi uomini duellanti (che pure davanti alla tv hanno assicurato di voler riservare il 50 per cento dei posti di governo alle donne) ricorreranno a pelose giustificazioni (e conseguenti scuse) quando questo puntualmente non si verificherà.
E allora scopriremo amaramente che chiunque vinca domenica (e probabilmente le elezioni) è ancora un leader che difficilmente ci rappresenta tutte.
laura.fasano@ilgiorno.net