L’importanza del numero 17
SULLA SCARAMANZIA mi sono già espresso: non ci credo, perché crederci porta sfortuna. Eppure a volte succedono cose che ti fanno venire molti dubbi. Mia madre mi raccontava fin da bambino che il 17 era legato a molte ricorrenze che lei considerava tristi, nella sua vita. Ovviamente non le ho creduto, fino a quando non sono finito sotto un tir, ed era un venerdì 17.
Ma qui parliamo di volley. E il 17 stavolta è sceso in campo in modo deciso, come mi ha fatto notare involontariamente il collega Adelio Pistelli.
Chi segue le vicende del campionato di A1 sa che ieri la Lube Macerata ha lasciato la testa della classifica, perdendo in casa contro Casa Modena. I marchigiani finora avevano fatto sempre almeno un punto in ognuna delle 8 partite precedenti. Ieri no. Casa Modena, dal canto suo, è una squadra giovane costruita per restare alle spalle delle grandi, nella migliore delle ipotesi. E’ anche una squadra che finora è stata capace di perdere (unica a farlo) contro Ravenna, poi contro Perugia, ma anche di battere nel giro di una settimana prima Cuneo, poi la Lube a domicilio, ovvero due delle quattro pretendenti allo scudetto. Bene, chi è stato il migliore in campo per Casa Modena? Michele Baranowicz, l’alzatore, che porta il numero 17 sulla maglia. E chi è stato la rivelazione? Lo schiacciatore francese Guillame Quesque, autore di 17 punti. L’ex di turno, l’olandese Kooy, appena passato alla Lube ha scelto il 16. Palo.
Ora, facciamo un passo indietro di qualche anno. Nel 1999 a Modena arrivò un cubano dal fisico normale, ma dalle potenzialità tecniche spaventose. Si chiamava Ramon Gato, e prese subito il numero 17, incurante dei sorrisini timorosi di alcuni. Disse che era legato alla data in cui si festeggiava una santa patrona, a Cuba. Io ho trovato mille spiegazioni sul motivo per cui il 17 nella nostra cultura è considerato nefasto, invece: dalla traslitterazione del suo numero romano XVII nel verbo VIXI, cioè vissi (ma non più), alla data dello sterminio dei Templari da parte di Filippo il Bello, a due legami con il diluvio universale, al disprezzo dei pitagorici perché era tra il 16 e il 18, che rappresentano due quadrilateri ritenuti perfetti, fino alla rivoluzione francese. Mi sono fermato perché di sicuro avrei trovato qualche spiegazione che tirava in ballo anche la Cia, gli alieni e le cavallette.
Gato comunque la prese in ridere. Non subito, visto che si infortunò a ripetizione. Ma a fine stagione, dopo aver cambiato maglia e aver accettato il numero 1, lui stesso diceva: ‘Sono diventato Sfi-Gato‘, oppure ‘sono un gato nero con il 17′. Gato è un cubano che è diventato italiano. Esattamente come Osmany Juantorena, miglior giocatore di Trento ieri, nella vittoria su Piacenza che ha ridato all’Itas la vetta della classifica. Vittoria che tiene aperta una striscia vincente incredibile. Sapete quante partite sono che Trento non perde? Indovinato. Tre meno di venti…