L’ottimismo dello spread
Lo spread tra i Btp e il bund tedesco è sceso sotto i 300 punti. E’ ai minimi da marzo. Profumo di fine tunnel?
Di certo l’anno che stiamo per chiudere non può che essere l’anno dello spread. Che, in fondo, non è che un termometro. O meglio, un metro che misura le distanze, in questo caso tra quanto rendono i Btp a dieci anni italiani rispetto ai loro omologhi tedeschi. Una misura che solo due anni fa era quanto meno ignorata dai più, anche dagli stessi politici o capi di Stato e di Governo concentrati, semmai, a controllare l’andamento dei propri conti rispetto ai parametri di Maastricht. Poi tutto è cambiato: era novembre, un anno fa, quando lo spread segnò il record storico dei 574 punti e portò a Palazzo Chigi Mario Monti. Era marzo di quest’anno quando si rivide il differenziale scendere sotto i 300 punti. Oggi si è toccato il nuovo minimo: 292 punti. Chiedersi di chi sia il merito importa fino a un certo punto, la domanda che si impone semmai è un’altra: siamo di fronte al primo lumicino in fondo al tunnel? Porta a rispondere di sì l’opera di Mario Draghi alla guida della Bce. Porta a rispondere di sì un’aria che in Europa sembra leggermente cambiata rispetto a due anni fa. Lo dimostra il diverso atteggiamento verso la Grecia. Ma porta a rispondere di sì anche il conto pagato dai cittadini di paesi cicala come il nostro. Una cura da cavallo per uscire da una crisi costata migliaia di posti di lavoro. Ecco, lo spread sotto i 300 merita un brindisi a un patto: che sia il segnale di migliori condizioni che riportino lavoro e crescita. Ma un po’ di ottimismo, anche con il cielo girgio, non guasta mai.