I dubbi della finanza su Bersani e il derby Goldman Sachs per il Quirinale
I giochi sembrano già fatti. Con i centristi pro Monti che arrancano nei sondaggi e il Pdl che si dilania nell’ormai tradizionale indecisionismo, nessuno ha dubbi sul fatto che Bersani vincerà le elezioni. Assieme a Vendola, naturalmente, e magari col sostegno di un listina centrista di nuovo conio. Solo la scesa in campo di Mario Monti potrebbe (forse) impedirlo. Ma il Professore non sembra minimamente orientato all’azzardo. Lo dimostra la recente uscita, tutt’altro che elettoralistica, sul triste destino che attende la sanità pubblica. E lo dimostrano soprattutto i sondaggi. Perché la verità è che Mario Monti è stato popolare all’inizio del suo mandato e lo è rimasto per un po’ a causa del vuoto totale di alternative possibili. Ma non lo è più. C’è pertanto solo una mano che secondo i più avveduti dirigenti del Pd potrebbe sfilare dalle tasche di Bersani il biglietto vincente della lotteria: quella della stampa. Il timore cioè che i cosiddetti ‘poteri forti’ nazionali ed internazionali orchestrino attraverso i loro giornali una campagna sostenendo che con Bersani e Vendola al governo l’Italia farebbe la fine della Grecia. Ad oggi, segnali così espliciti non ce ne sono. «La vittoria della sinistra non dovrebbe distruggere l’Italia», titolava martedì lo statunitense ‘Herald Tribune’. Dove da notare è l’uso del condizionale. L’articolo, a firma Hugo Dixon, già analista del ‘Financial Times’, dava per scontato che Bersani dopo le elezioni si alleerà con forze centriste e includerà nel proprio governo «ministri tecnocratici» oggi in forze all’esecutivo Monti. «Anche se non risulterà così attraente come un governo Monti completo, non sarà un disastro», la conclusione. Se, dunque, nelle prossime settimane Bersani giocherà bene le sue carte e la campagna contro di lui non scatterà, dopo Massimo D’Alema avremo il secondo ex comunista a capo del governo. Dev’essere per questo, per vincere la noia di un film di cui è già noto il finale, che nel Palazzo si strologa di un’altra partita: quella per la successione di Giorgio Napolitano. Raccontano che Romano Prodi, di cui il Qn svelò le mire quirinalizie più di un anno e mezzo fa, stia mobilitando tutte le sue conoscenze per raggiungere lo scopo. Bersani è avvertito, Vendola è favorevole. E ad alcuni azionisti di un’importante azienda editoriale è già stato chiesto di impegnarsi per la causa. Fioccano le veline: chi meglio di Prodi potrà garantire i mercati e i partner europei sull’affidabilità della coppia Bersani-Vendola? Uno c’è: Mario Monti. Si profila dunque un match tra ‘Professori’. O, come ringhia un ex diessino ben informato: «Un derby tutto interno a Goldman Sachs». Ad oggi, i bookmaker non hanno dubbi: la spunterà Monti. Ne è convinto anche l’influente ‘Herald Tribune’.