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I COLORI DELLE NAZIONI UNITE

Uno sfondo di colori e musica, un  incontro di razze, volti e tradizioni ben distanti dalla nostra, una rappresentanza multietnica, uomini e donne, tutti in divisa che incedono verso di noi e allegramente ricambiano i nostri calorosi saluti. La diversità sembra essere la regola da queste parti ma mi accorgo di come dietro tutte queste divise che sfilano davanti i nostri occhi, vi siano sempre e comunque persone, con lingue diverse, abitudini simili ma con identità sociali profondamente differenti. Viene spontaneo osservare le tipologie di comportamenti e tratti differenti, la postura, l’atteggiamento, ma tutti, sembrano comunque rispondere ad un norma comportamentale universale, quella della divisa, una raccolta di leggi non scritte, un assortimento  di costumi ed abitudini affini a tutti gli eserciti del mondo, un codice di comportamento virtuale fatto di regole militari, gerarchie, valori umani ed etica professionale.

Questo è quanto traspare dai diciotto delegati del dipartimento delle operazioni di “Peace Keeping” con sede a New York, che negli ultimi giorni è venuto in visita alla “Friuli”. Salvaguardati gli impegni protocollari di rito, la delegazione è andata subito dritta al punto fermo di un’austera agenda, una priorità che va ben oltre questo apparente approccio di folclore. Uomini e donne tutti si son seduti intorno al tavolo per sentire, dalla viva voce di chi come noi vive la realtà locale, e da chi come noi si impegna affinché queste terre possano ritrovare l’orgoglio e la serenità che un tempo le celebravano come paradisi terrestri, la testimonianza e la speranza di poter cogliere lo spunto per poter realizzare ulteriori opere in segno della crescita e degli aiuti alla popolazione locale.

Fra le soluzioni possibili da adottare un solo spunto pare quello più  naturale, uscito dalle parole del comandante, l’approccio umano e comprensivo, l’esempio dato dal coraggio di osservare e condividere le difficoltà della gente locale, la percezione e la sensibilità di poter essere un aiuto fattivo a chi è ancora alla ricerca della normalità.

Sullo sfondo di tutto questo un paese, il Libano, in affanno da anni di estreme difficoltà, diviso nella sua multi confessionalità religiosa, ma unito dalla difficoltà del quotidiano,  suddiviso in tante realtà locali, realtà fatte di persone, ma che si stringe sempre attorno all’unico vero nocciolo portante di qualsiasi società, la famiglia.

Ed è per questa gente, per queste famiglie che oggi si discute sotto un ombrello rassicurante fatto di diverse bandiere. Certo il futuro non lo si può prevedere, ma di certo è dietro questi incontri, sorrisi, e colori di persone così distanti fra loro nella vita e nella società, ma così vicini oggi nella centralità di una missione in cui ci si incontra su un unico tema essenziale, rendere la vita giusta ed uguale per tutti, restituire la normalità a chi la ricerca con ostinazione.