“Ciao, Moro”: Paulinho ammonito per aver ricordato Morosini. Abete, Nicchi, Braschi: niente da dire?
L’attaccante del Livorno, Paulinho, è stato ammonito dall’arbitro Palazzino perchè, dopo avere segnato al Vicenza, ha sollevato la maglia e ha mostrato la scritta: “Ciao, Moro”, dedicata a Piermario Morosini.
Il ragazzo di Bergamo, morto sul campo a Pescara, il 14 aprile scorso, aveva giocato sia nel Vicenza sia nel Livorno. La sua scomparsa aveva suscitato un’emozione enorme, in Italia e nel mondo. A Morosini avevano reso omaggio i Grandi del calcio a ogni latitudine.
Con un gesto di grande sensibilità, Paulinho ha voluto onorare la memoria di Piermario ed è stato applaudito da tutti coloro che erano presenti nello stadio veneto. Tutti tranne uno, l’inflessibile signor Gennaro Palazzino che ha mostrato il cartellino giallo all’attaccante, applicando il regolamento. Così ci hanno detto, anche se avremmo due o tre posti dove suggerire di ficcare una norma che non sta né in cielo nè in terra perchè punisce il momento più bello per un giocatore: quando segna un gol.
Non parliamo poi della circostanza di Vicenza: un elementare moto di buon senso avrebbe dovuto indurre Palazzino a stringere la mano a Paulinho, non a punirlo.
Ora staremo a vedere se Abete, Nicchi e Braschi avranno il coraggio di chiedere scusa a Paulinho o se staranno zitti o se addirittura difenderanno l’operato dell’arbitro di Vicenza-Livorno.
In un calcio in cui le assemblee di condominio arbitrale non vedono gol regolari, fischiano fuorigioco inesistenti, tollerano interventi scellerati, non fermano le partite quando compaiono striscioni ignobili o sugli spalti intonano cori ributtanti (a proposito di Piermario: do you remember ciò che accadde durante Livorno-Verona?), ecco che un direttore di gara si arma di coraggio e ammonisce un giocatore reo di avere mostrato una scritta per ricordare Morosini.
L’importante è che il regolamento sia salvo. Parafrasando il sociologo Michel Crozier si potrebbe dire: “La burocrazia arbitrale è un’organizzazione che non può correggere il proprio comportamento imparando dai propri errori”.
Xavier Jacobelli