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Il pallone che tornò da solo

Mi dispiace di non essere all’altezza. Ci vorrebbe uno scrittore latino-americano, per raccontare bene questa storia. Servirebbero un Galeano o un Soriano, e invece c’è solo un Doriano. O magari basterebbe che Don DeLillo volgesse il suo sguardo al volley per una favola simile a quella del baseball in ‘Underworld’, dove la narrazione si srotola inseguendo il viaggio di una pallina da baseball.
In realtà certe storie si raccontano poi da sole. Quella che ho letto nel comunicato dell’ufficio stampa dell’Itas Trento, campione del mondo e attualmente in testa al campionato, a me sembra molto bella. Parla di un pallone che dopo quattro anni ha deciso di tornare dove merita di stare, in una bacheca che permetta di esibire quello che a suo modo è un documento storico, un protagonista che si fa trofeo.
Mercoledì al PalaTrento, prima della sfida valida per i quarti di Coppa Italia tra l’Itas e la Sir Safety Perugia, il capitano dei trentini Matey Kaziyski riceverà il pallone tricolore che fu proprio lui a schiacciare nell’ultima azione il 7 maggio 2008, in gara 3 di finale contro Piacenza. Il pallone del primo scudetto nella storia di Trento. Dove sia stato per tutto questo tempo il pallone, non è dato sapere. Non so se, come la pallina di Underworld, sia passato attraverso tante mani. Di sicuro il collega del Trentino Carlo Martinelli, che tiene una rubrica intitolata ‘L’opposto di carta’, lo ha recuperato e poi donato alla Onlus “Aiutateci a Salvare i Bambini”, che ha sede a Rovereto e che potete scoprire qui. Quindi il ricongiungimento sarà l’occasione per fare pubblicità a una bella iniziativa.
Mercoledì il pallone tornerà nelle mani del club, e completerà il suo viaggio. Chissà se potesse parlare.