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Buon anno

Bellezza e potenza dei numeri. Cento anni fa, anno 1913, i liberali di Giovanni Giolitti e l’Unione Elettorale Cattolica Italiana guidata da Vincenzo Ottorino Gentiloni siglarono un accordo, in vista delle elezioni politiche. Passò alla storia come Patto Gentiloni e segno l’ingresso dei cattolici nel Parlamento italiano. Mezzo secolo dopo — o, se preferite, cinquanta anni fa — Aldo Moro dà vita al primo governo di centro sinistra sostenuto da Dc, Pri, Pli e Psi. Vicepresidente del consiglio diventa Pietro Nenni. Correva  l’anno 1963, Papa Giovanni XXIII lasciava la vita terrena e sulla cattedra di Pietro salirà Paolo VI. Fin troppo facile cedere alla seduzione di disegnare scenari radicati nella cosiddetta “rinascita della Dc“ attorno all’agenda Monti, nella benedizione vaticana, e nella probabile alleanza tra centro del professore e il centrosinistra del Partito Democratico. Scherzi e provocazioni dei numeri, roba da Qabbalisti voler leggere nelle cifre le missioni degli uomini. Certo, l’anno che verrà sarà prodigo di occasioni: saranno cent’anni dalla nascita di Verdi e 50 dall’assassino di John Fitzgerald Kennedy. Mezzo secolo è trascorso dalla tragedia del Vajont, dall’uscita del primo LP dei Beatles e dalla prima donna nello spazio, la sovietica Valentina Tereshkova. Sempre nel 1963 Martin Luther King scolpirà nel tempo il discorso del sogno: “I have a dream“. Cent’anni fa nasceva Richard Nixon — ma anche Burt Lancaster e Willy Brandt —, il presidente americano detronizzato dallo scandalo Watergate che scoppiò, neanche a farlo apposta, esattamente cinquant’anni dopo (o mezzo secolo indietro)  . Dieci anni fa ci salutarono Alberto Sordi, Giorgio Gaber e Gianni Agnelli. Vent’anni sono  passati dall’uscita di scena di Federico Fellini. Venticinque ci separano dall’ultimo saluto a Enzo Ferrari.
Bellezza e potenza dei numeri in vista di un anno che farà ricordare personaggi ed eventi della storia e della cronaca: saranno vent’anni dalle stragi mafiose con le autobombe e dall’arresto di Riina e Pacciani. Ricorderemo la strage di Nassyrya e, più indietro nel tempo, l’austerity. Quella che oggi — numeri senza pietà — chiamiamo rigore. Attenzione, però, a giocare con le cifre, e a volervi trovare a tutti i costi presagi di ciò che ci attende perché sono vendicative: il primo gennaio del 1973 entrava in vigore l’Iva, l’imposta sul valore aggiunto. Non un buon viatico per uscire da un anno scandito da tasse e sacrifici. E qui i numeri si fanno seri e dolenti, uno su tutti: i 6 milioni di disoccupati raggiunti in Italia. A loro il primo augurio di un buon 2013. E a tutti noi, lasciando che il tempo scorra.