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Nel pallone scagliato da Boateng c’è tutta la rabbia di chi ama il calcio: basta con il razzismo. Figc e Lega, imitate il Milan

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Oggi pomeriggio, a Busto Arsizio, Kevin Prince Boateng ha fatto la cosa giusta al momento giusto: in quel pallone scagliato con rabbia contro gli spalti di Busto Arsizio, dove un pugno di barbari razzisti continuava ad insultare lui e altri giocatori rossoneri, c’è tutta l’ira del Milan e di chi ama il calcio.
Basta con questi ignoranti e incivili che infestano gli stadi del Belpaese, anche in occasione di un’amichevole post-natalizia.

Sarebbe dovuta essere una festa, è stata una vergogna. Comprendiamo benissimo la delusione degli autentici appassionati, per non dire dei bambini e delle loro famiglie che pensavano di assistere a una bella partita fra il Mioan e la Pro Patria e, invece, hanno dovuto fare i conti con una nuova esplosione di intolleranza. Ma, decidere di non stare più al gioco, di interrompere la partita e ritornare negli spogliatoi, è stata l’unica forma di protesta concreta ed efficace per prendere a calci chi insulta il prossimo per il colore della sua pelle e pensa di rimanere impunito.

Già, l’impunità. Per troppi anni, il, Sistema Calcio Italia ha snobbato, trascurato, minimizzato il cancro del razzismo, facendo finta che non esistesse. Striscioni, ululati, insulti sono passati in fanteria a colpi di multe ridicole che ai razzisti non hanno manco fatto il solletico.

E non parliamo dello scaricabarile fra i vari enti preposti a intervenire: nessuno (Federazione, Lega, arbitri, giocatori stessi) si è mai voluto assumere la responsabilità di interrompere la partita in caso di razzismo. Il Milan l’ha fatto. Abete, Beretta, Nicchi e Braschi: almeno, d’ora in poi, copiate. Che non si finisce mai di imparare.

Xavier Jacobelli