Il Bologna va sotto anche col Genoa, al mercato serve un esterno come Schelotto
Il primo Bologna del 2013 non accende la luce della speranza, anzi costringe società, dirigenti e tifosi a meditare su un campionato che resta un’impervia salita. La squadra di Pioli va ancora al tappeto sul campo del Genoa: le sconfitte sono 11 su 19 partite e ben 8 si materalizzano lontano dal Dall’Ara. L’ultimo ko del Bologna coincide anche con la fine del girone di andata. La squadra di Pioli lo chiude a 18 punti (due in meno di un anno fa) e al quint’ultimo posto davanti a Genoa, Cagliari, Palermo e Siena.
Constatare che se il campionato finisse oggi il Bologna sarebbe salvo, è una ben magra consolazione. Perchè contro il Genoa i rossoblù replicano il solito copione di squadra ordinata, perfetta nella gestione degli spazi nella propria trequarti, ma assolutamente incapace di costruire gioco con un minimo di ispirazione e di velocità. Nell’intera partita di Genova si conta un solo tiro in porta del Bologna: un fiacco colpo di testa di Gilardino su cross di Pasquato: troppo poco per pensare di portare a casa un risultato utile.
La squadra di Pioli tiene testa all’avversario finchè Boriello e Immobile (al 12′ del secondo tempo) non confezionano uno stretto triangolo in velocità, di quelli sconosciuti agli attaccanti del Bologna, e trovano il gol del vantaggio. Poi arriva il solito siaguratissimo rimpallo (Sorensen su Granqvist), che regala a Borriello la palla del raddoppio.
Sotto di due reti e senza giocatori capaci di saltare l’uomo e creare superiorità numerica, Pioli butta dentro prima Diamanti e poi Acquafresca per aggredire il Genoa ma il Bologna non riesce a costruire una sola occasione da gol degna di questo nome. Alla fine resta un senso di impotenza e di frustrazione difficile da scacciare.
E’ vero che al Bologna mancavano Perez (squalificato), Gabbiadini (infortunato) e Diamanti ha giocato a mezzo servizio dopo una serttimana piena di acciacchi. Ma la sensazione è che la squadra avrebbe faticato comunque a trovare la via del gol. E così mentre il Genoa metteva in vetrina la nuova argenteria comperata al mercato di gennaio (Matuzalem e poi Floro Flores), il Bologna rimescolava stancamente le sue carte senza trovare una sola occasione importante.
Nessuno chiede al presidente Guaraldi di svenarsi al mercato, nè di investire grandi cifre, ma il Bologna ha bisogno soprattutto di esterni validi, di giocatori di fascia che sappiano cambiare ritmo, accelerare, saltare l’uomo e produrre cross. I nomi? Uno per tutti: Schelotto, l’esterno destro dell’Atalanta che piace tanto anche all’Inter. Per non tremare più, per non combattere novanta minuiti senza frutto, per sorprendere gli avversari con cambi di ritmo, servono giocatori come l’argentino naturalizzato. Il Bologna di oggi può cavarsi dai pasticci anche senza nuovi innesti, ma sarebbe condananto a soffrire fino all’ultimo sussulto del campionato. Perché patire tanto quando il salto di qualità è possibile con un modesto sforzo economico?