La Ducati e la non-rivoluzione
La curiosità è tanta. E qui davvero Valentino Rossi non c’entra più. La curiosità di cui si parla è infatti quella relativa alla Ducati Gp13 che della quale, sotto la neve di Madonna di Campiglio, si è visto soltanto l’involucro. Il contenitore.
Il resto, il cuore, la cattiveria e poi la grinta, le performance e infine i risultati si vedranno. Magari con calma, ma arriveranno. D’altra parte il nuovo numero uno del team, colui che ha spostato via la poltrona di Filippo Preziosi, Bernhard Gobmeier, a Campiglio è stato chiaro. E’ ha puntato molto (se non tutto) su un concetto essenziale: la Ducati, la nuova Desmo, sarà il frutto di una innovazione e non di una rivoluzione.
Dunque, tutto quello che è accaduto fra il 2011 e il 2012, e quindi con Vale in sella non è da buttare? Può darsi, ma di ‘grazie’ Gobmeier, a Rossi, non ne ha rivolti. Anzi, l’annuncio della mancata rivoluzione (in favore di una innovazione) sembra quasi coincidere con un’altra frecciatina per il buon Valentino. Come dire: la Ducati non era (e non è) perfetta, ma senza stravolgerla o ricorrere a chissà quale sorgtilegio, si potrà ritornare a fare bene. Anche senza il campione numero uno. Questione di orgoglio, forse, ma l’aria in Ducati adesso è questa.
Sensazioni belle, sensazioni positive. In attesa che dentro l’involucro della Gp13 innevata a bordo pista a Campiglio, arrivi quel cuore italo tedesco firmato Ducati-Audi.