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La simpatica sceneggiata di Bersani e Monti

Siamo nel pieno di una sceneggiata, ancorché elettorale. Con Monti e Bersani che con la mano destra siglano un’intesa e con la sinistra fingono di duellare per rassicurare i rispettivi elettorati. E’ infatti concreta l’ipotesi che la coalizione guidata dal segretario del Pd non sarà autosufficiente al Senato, dove il premio di maggioranza è calcolato su base regionale. Il Veneto è perso, la Lombardia in bilico e l’indisponibilità di Ingroia a siglare patti di desistenza mette a rischio la Sicilia e la Campania. Senza maggioranza al Senato, Bersani potrà fare solo due cose: chiedere nuove elezioni; abbracciare Mario Monti e coinvolgerne le truppe. Sceglierà la seconda. L’ha già scelta, in realtà. Ed è ricambiato. Nelle ore in cui Monti «saliva in campo» sia Casini sia Riccardi confidavano che l’obiettivo era proprio quello di andare al governo col Pd. Ed oggi persino due politici ‘duri’ ma evidentemente non ‘puri’ come Fassina e D’Alema teorizzano l’opportunità di mescolarsi con i neocentristi. Non una scelta, ma una necessità. Brucia ancora l’ostinazione con cui Prodi — che pure al Senato una maggioranza l’aveva, anche se minima — nel 2006 rifiutò ogni compromesso. Brucia perché il suo governo finì male. E stavolta è peggio. C’è un’economia in recessione in un contesto di crisi: come dice al Qn il sottosegretario Polillo, se dalle urne o dagli accordi immediatamente successivi non uscirà una maggioranza «stabile» i mercati ce la faranno pagare. Il famigerato spread resta dunque il miglior alleato di Monti. La cui presenza in campo spinge il Pd su posizioni più di sinistra del voluto, sì che i neopolitici di Scelta Civica e i loro alleati si candidano a svolgere il ruolo che un tempo fu della Margherita: coprire il fianco destro della sinistra. A giudicare dai sondaggi, c’è solo un rischio: che non abbiano i numeri sufficienti per farlo, e ancor più per ‘sostituire’ le truppe vendoliane. Ma è questo lo sbocco politico. E se per miracolo Bersani dovesse avere la maggioranza anche al Senato, aspetteranno il primo incidente tra Pd e Sel. Non molto, probabilmente. Naturalmente, Bersani dà per scontato che il premier sarà lui. Ed è molto probabile che la spunti, anche se dalle parti del Professore c’è chi dice: «Spadolini governava con meno del 3%, perché Monti non dovrebbe governare col 15?».  Basta questo per capire che la vera partita comincerà dopo le elezioni e il capo dello Stato avrà il suo bel da fare nel disciplinarla.