Blog Quotidiano.net

Blog Quotidiano.net

I blog degli autori di Quotidiano.net, il Resto del Carlino, La Nazione ed Il Giorno online

di

India, la violenza dimenticata. la storia di Loki

Quando Loki appare nella strada di uno degli slum che circondano Calcutta, la visione del suo piccolo corpo ripiegato su se stesso, accartocciato, che avanza claudicante, è come un pugno dritto allo stomaco. È una sensazione che quasi mi vergogno a raccontare. È la curiosità morbosa, che le cuce il mio sguardo addosso, l’incredulità che la natura potesse davvero essere stata tanto perversa da storpiare in quel modo una creatura. Una sensazione che lascia subito il posto a qualcosa che in India si impara a conoscere bene: la pietà. Ma non quella pietà, spesso inutile e dannosa, che riempie le mani dei poveri delle rupie lasciate dai turisti, disorientati dal troppo dolore, che in questa parte di Mondo ti arriva addosso come uno schiacciasassi. È la pietas umana, quella di cui parlo. È l’amore che si prova verso persone come Loki, cui il destino non avrebbe riservato nulla di bello, se non se lo fossero conquistato con il coraggio e la determinazione che solo chi nasce ultimo può avere. Loki ha 27 anni, è alta sì e no un metro e trenta, vive in uno slum senza acqua o elettricità, in una stanza di tre metri per cinque, insieme alla sua famiglia. Ma oggi si è truccata gli occhi, si è messa il rossetto ed è venuta a incontrarmi per raccontarmi la sua storia. Oggi Loki è la leader del gruppo di donne disabili che fanno parte del progetto finanziato da Fondazione Pangea, l’Onlus italiana che sostiene donne e bambini (soprattutto in India e in Afghanistan) con cui sono arrivata fin qua.
“Quando ho visto Loki per la prima volta, era tutta sporca di sangue, ferita, impaurita – mi dice Luca Lo Presti, presidente di Pangea – Era stata presa a calci e pugni da un gruppo di ragazzi, che l’avevano usata come se fosse stata un pallone da calcio e poi l’avevano buttata giù dall’autobus in corsa. Riuscì ad arrivare al luogo che avevamo scelto per gli incontri con le donne disabili di quell’area e iniziò a parlare”. Il racconto di Loki è di quelli che fanno gelare il sangue. Nata storpia, in un Paese come questo, dove la religione divide la popolazione in caste e la dottrina del dharma spiega che tutto ciò che sei e che hai in questa vita, è frutto delle tue azioni nelle vite precedenti, Loki era meno di un brutto giocattolo. Veniva picchiata e violentata dentro casa, dal padre. Fuori dalle mura domestiche, le cose andavano ancora peggio, perché agli abusi si univa la derisione della gente, che desiderava soltanto che quell’essere storpio scomparisse dalla vista. Ma Loki non si è data per vinta, e oggi è qui a dare coraggio alle altre donne che ogni giorno devono combattere contro i pregiudizi, le difficoltà. “Loki, per me, è il simbolo della riuscita di questo progetto – dice Luca – È la dimostrazione che la parola impossibile si deve cancellare dal dizionario di chiunque”.
www.pangeaonlus.org