Normali imbrogli elettorali
Nella fiera delle ipocrisie, tra i candidati esclusi che fingono la rinuncia volontaria, spiccano le parole (quelle sì, indubbiamente oneste) di Nicola Cosentino: «Ma quale passo indietro, ho lottato fino alla fine per essere candidato». Parole simili le ha pronunciate Vladimiro Crisafulli, uomo forte del Pd siciliano. Entrambi estromessi a causa delle gravi pendenze giudiziarie, entrambi votatissimi nelle proprie regioni. C’è dunque un corto circuito tra democrazia, giustizia e politica. E il Porcellum fa il resto. I leader continuano a candidarsi in tutti i collegi, per poi alterare il risultato del voto optando per questa o quella circoscrizione elettorale. Ingroia, pur essendo inelegibile in Sicilia per avervi esercitato le funzioni di magistrato, in Sicilia si presenta lo stesso. Incassati i voti, opterà. E intanto dietro le insegne di un movimento nuovo nasconde vecchie sigle (Rifondazione, Pdci, Idv e Verdi) di cui farà eleggere surrettiziamente i leader. Gli elettori piemontesi del Pdl si trovano come capolista il romano Capezzone, quelli pugliesi del Pd la siciliana Finocchiaro. Concorre anche il presidente leghista della regione Piemonte, Cota. Ma ha già detto che lo fa solo per portar voti al partito. Mentre Mario Monti finge di poter vincere le elezioni, pur mirando ‘solo’ ad impedire la vittoria piena di Bersani. Non è che il Porcellum obblighi i partiti a questi abusi, è che questi abusi ben si conciliano col Porcellum.