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Qualcuno dica a Berlusconi che il calciomercato non è come la campagna elettorale

Kakà, Balotelli, Drogba. Ceduto Pato, tenuto Robinho (per ora), il mercato invernale del Milan s’è incartato sui sui grandi nomi difficilmente raggiungibili e, ogni giorno che passa, per gli ammirevoli tifosi rossoneri c’è una doccia gelata in arrivo.

La verità è che qualcuno dovrebbe dire a Berlusconi che il calciomercato non è come la campagna elettorale, dove c’è chi dice tutto e il contrario di tutto.

Il mercato è una cosa seria e, soprattutto, il 31 gennaio chiude: se il Milan non viene rinforzato, a cominciare dalla difesa, non soltanto rischia di essere preso a legnate dal Barcellona in Champions League, ma, l’obiettivo societario della partecipazione alla prossima Coppa dei Campioni, potrebbe diventare un miraggio. E, in caso di fallimento, l’estate 2013 risulterebbe più grama del 2012.

Il che è tutto dire ,considerato che, all’epoca, su ordine di Berlusconi, Galliani rase al suolo l’organico grazie al quale Allegri aveva vinto lo scudetto e la Supercoppa di Lega al primo tentativo, piazzandosi secondo nella stagione successiva.

La sensazione è che, anche per meri calcoli elettorali del suo presidente onorario, entro il 31 il Milan piazzerà un colpo degno di questo nome. Che poi serva effettivamente agli equilibri della squadra, si vedrà. L’importante è apparire.

Xavier Jacobelli