Blog Quotidiano.net

Blog Quotidiano.net

I blog degli autori di Quotidiano.net, il Resto del Carlino, La Nazione ed Il Giorno online

di

Berlusconi tra paura e speranza

C’è una ragione se la Costituzione vieta di indire referendum abrogativi di leggi tributarie e di bilancio: metterebbero a repentaglio i conti pubblici e soprattutto passerebbero a furor di popolo. Pagare le tasse non piace a nessuno. A maggior ragione in un Paese — l’Italia — già in testa alle classifiche europee dei più tartassati, che mai ha sviluppato un minimo senso di identificazione nello Stato e che nell’ultimo anno ha vissuto un incremento del prelievo fiscale pari solo al decremento dell’occupazione. Promettere l’abbattimento delle tasse in campagna elettorale è invece possibile. E infatti è quel che, con la sola eccezione di Pier Luigi Bersani, fanno tutti. Persino Mario Monti. Quando a farlo è Silvio Berlusconi, però, commentatori e competitori reagiscono con una risata nervosa. Risata più che legittima, poiché dal 1994 ad oggi non c’è stata campagna elettorale in cui il Cavaliere non abbia issato invano la bandiera antifisco, teorizzando «un tetto fiscale da inserire in Costituzione» o «meno tasse per tutti» o «due aliquote, al 23 e 33 per cento» o «tre aliquote al 23, 33 e 39 per cento» o «l’aliquota massima al 33 per cento». Ieri è stata la volta dell’abolizione dell’Imu sulla prima casa e del taglio dell’Irap. Ma il nervosismo che traspare da molte delle risate che hanno accolto il solenne annuncio ha un suo fondamento. Se la scelta politica fosse una questione di testa, infatti, l’ennesima promessa elettorale di Berlusconi non sortirebbe effetti. Anzi, rischierebbe di trasformarsi in boomerang. Ma la scelta politica non ha nulla a che vedere con la ragione: interroga i sentimenti ed è fondata sull’empatia. Istintivamente, dunque, le stesse parole sortiscono effetti diversi a seconda di chi le pronuncia. Quando Monti, che difficilmente si libererà dell’aura di tassator cortese, promette il taglio di Imu, Irpef e Irap non scalda i cuori. Quando Berlusconi promette la restituzione dell’Imu «in — parola magica — contanti», il messaggio arriva a destinazione. E non occorre prenderlo sul serio, non occorre crederci. Il messaggio funziona perché ispirato al classico binomio paura-speranza: la paura di nuove tasse imposte dai «comunisti» o da «un imbecille» qualsiasi, e la speranza che ciò non avvenga. Posto che il declino politico di Berlusconi è nelle cose e mai il Cavaliere riuscirà a riconquistare quel 38% di elettori che lo votarono cinque anni fa, la trovata di ieri lo rimette al centro della scena e gli assicurerà di certo nuovi consensi. Sembra incredibile, ma Berlusconi pensa davvero di poter replicare la grande rimonta del 2006. Si ride, dunque, ma a denti stretti.