I Modena City Ramblers raddoppiano
Stavolta vado davvero OT, come dicono quelli che conoscono i termini della rete. Per noi umani, significa solo ‘fuori tema’. In realtà, volendo, avrei anche potuto trovare un legame con la pallavolo, visto che con il cantante dei Modena City Ramblers, Davide ‘Dudu’ Morandi, ci giocavamo in cortile da bambini, con una rete rotta riciclata dalla madre che insegnava educazione fisica, stesa tra i fili per il bucato e il garage. Ma sarebbe un po’ troppo tirata per i capelli. Comunque: domani esce il nuovo disco dei Modena City Ramblers, e questo è il pezzo nel quale ne abbiamo parlato ieri sull’edizione modenese del Resto del Carlino.
Come l’imprenditore che decide di affrontare la crisi investendo invece di smobilitare, i Modena City Ramblers raddoppiano. Perché due sono i cd che compongono il nuovo album, per la prima volta nella storia ormai ultraventennale del gruppo: il 5 febbraio uscirà Niente di nuovo sul fronte occidentale, ultimo prodotto di una band talmente prolifica, da aver pronto in realtà anche un nuovo progetto. Con ordine.
Il nuovo cd è doppio perché «il materiale da parte era tanto e con l’andamento che ha preso l’industria discografica — spiega Franco D’Aniello, uno dei leader creativi del gruppo —, in fondo produrre un album doppio non ha costi molto più elevati rispetto ad un solo cd. Col tempo poi ci siamo anche affezionati all’idea di dividere le canzoni come se ogni cd fosse un Lato A e un Lato B dei tempi del vinile». Tanto affezionati, da averli chiamati proprio così: il lato A è più rock, il lato B più intimista. Nove tracce per ogni disco, con alcune chicche che trasformano in musica la storia delle proprie radici, in pieno spirito combat folk: «Non ci saranno canzoni dedicate al terremoto, perché dopo aver suonato nei campi a Cavezzo e San Prospero, stiamo preparando un concerto organizzato da Nevruz a Mirandola, e stiamo lavorando ad un progetto discografico specifico con canzoni sul sisma — spiega D’Aniello —. Ma in un pezzo del nuovo disco, Il violino di Luigi, suoniamo uno strumento che i ragazzi di un’associazione di Luzzara hanno trovato sotto le macerie e restaurato, era appartenuto ad un partigiano e non veniva usato da tanti anni». Non è l’unica canzone che traduce in musica le cronache di queste lande. Ce n’è una, Il giorno che il cielo cadde su Bologna, dedicata all’attentato che fece saltare la stazione. Un’altra, La strage delle fonderie, sull’eccidio che segnò la storia di Modena. Un legame forte tra la terra che si calpesta ogni giorno e il cielo del mondo, che porta fino ad Occupy World Street, un brano che giocando sulle parole si concentra sui movimenti spontanei degli ultimi anni. Ma tanto per riportare tutto a casa, a Sassuolo vive e crea Andrea Garlato, il disegnatore e tatuatore che ha creato la copertina, mentre della grafica si è occupato il cantante Davide ‘Dudu’ Morandi, anche lui sassolese. I Ramblers inizieranno da Mantova il nuovo tour l’8 febbraio, ma saranno presto anche a casa: il 22 febbraio al Vox di Nonantola.