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Contro il tifo contro

L’AMICA BEVERLY ODEN qualche giorno fa aveva postato sul suo blog http://volleyball.about.com/ una serie di considerazioni che mi avevano fatto pensare. Era un articolo dedicato al fenomeno del ‘tifo contro’. Partendo da un episodio che si è verificato in un campionato di lacrosse femminile, con urla che sono degenerate in insulti razzisti e sessisti nei confronti delle ragazze dello Smith College, Beverly si chiedeva se nella pallavolo americana, che si gioca quasi esclusivamente a livello universitario, ci sia spazio per chi dagli spalti urla contro gli avversari, in questo caso delle ragazze. Una delle risposte arrivate proviene da un arbitro, che spiega come a livello di high school chi dirige la gara abbia la possibilità di espellere anche i tifosi che esagerano (non lo sapevo, mi sembra una cosa buona).

Poi ho pensato all’Italia. Sarebbe facile e anche demagogico buttarla in politica, ma questo è un blog di volley e vita. Ognuno può fare da solo i propri paragoni, io mi limito allo sport.

Ho pensato che senza il tifo contro del PalaPanini di Modena, quando giocava con la maglia di Parma, Andrea Zorzi probabilmente avrebbe iniziato a vincere prima, nella sua carriera. Ma forse avrebbe anche vinto meno, perché sono sicuro che lui per primo riconosca un ruolo ‘formativo’ della sua forza di carattere anche a quel tifo contrario, che rendeva impossibile qualsiasi comunicazione quando andava al servizio, tanto era il frastuono. Non ne abbiamo mai parlato direttamente, ma sono arrivato a questa convinzione vedendo che, qualche anno fa, durante un amarcord delle sfide tra Modena e Parma, lo stesso Zorzi chiamava a gran voce la contestazione del tifo modenese, in modo chiaramente goliardico.

Mi sono anche detto che forse mi illudevo che il volley fosse ancora così, rimpiangendo vecchi tempi che per fortuna e purtroppo non possono tornare. Però tutto sommato credo che il bello del nostro sport sia proprio il fatto che, anche se oggi molti personaggi a livello soprattutto dirigenziale sono meno genuini e veri rispetto a quegli anni, la gente che va al palazzo ha ancora lo stesso spirito.

E comunque ci sono anche segnali che incoraggiano ad essere fiduciosi. Perché pochi giorni dopo il post di Beverly, per esempio, sono arrivate due iniziative importanti da club lombardi di serie A maschile e femminile. Il VeroVolley ha stilato un protocollo d’intesa con il Centro Sportivo Italiano, che sarà firmato sabato 16 febbraio al PalaIper di Monza. Nell’annuncio dell’accordo, la presidentessa del consorzio VeroVolley, Alessandra Marzari, spiega tra le altre cose che alla base del protocollo c’è “una medesima visione dello sport come mezzo insostituibile per l’educazione di bambini e ragazzi”. Una cosa che sta molto a cuore anche al ct Mauro Berruto, che non a caso da un oratorio è partito. Il programma prevede iniziative comuni che metteranno i giocatori delle squadre di A2 in contatto con quelli delle squadre del Csi, il coinvolgimento di oltre mille ragazzi degli oratori alle partite della prima squadra, un’iniziativa benefica in favore di Haiti nella quale i giocatori si impegneranno in prima persona, una ‘Champions League’ riservata alle squadre under 12 degli oratori della diocesi di Milano e altre attività collaterali. Insomma, non è la solita campagna di marketing per portare ragazzini al palazzo. Mi sembra qualcosa di più.

E anche se da anni non lo frequento più, personalmente sono convinto che dove gli oratori funzionano ancora bene, il tessuto sociale sia più forte, indipendentemente dalle convinzioni religiose. Ma questo è un altro discorso e ci porterebbe lontano.

L’ALTRA iniziativa che alimenta un po’ di ottimismo arriva da Pavia: nella prossima giornata, la squadra lombarda di A2 femminile ospiterà San Vito dei Normanni. Lo farà in una giornata intitolata ‘Pavia tifa positivo’, all’interno di un progetto più ampio all’interno del quale ragazzi ed educatori hanno affrontato, in classe, discussioni sugli atteggiamenti sociali legati allo sport e al tifo, cercando di educare al rispetto reciproco e alla tolleranza. Non è mai tempo perso, quello dedicato a istruire i ragazzi.