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Nuova Tangentopoli e vecchi errori

E’ noto che delle specie animali quella umana è l’unica incapace di trarre lezione dai propri errori. Tutto ritorna, dunque, anche Tangentopoli. E come nei primi anni Novanta una moltitudine di inchieste lasciate a lungo sonnecchiare nei cassetti di colpo arriva a maturazione. In meno di un mese, delle 40 principali società italiane quotate 11 sono state indagate. E’ stato stimato che più di 140 miliardi su circa 365 del valore complessivo di Piazza Affari sono in queste ore oggetto dell’attenzione delle procure. In tempi di crisi, non è il modo migliore per risollevare il Pil e far riprendere l’occupazione. Vent’anni fa, dagli Stati Uniti alla Germania passando per le élite finanziarie, tutti lavoravano per seppellire i «vecchi» partiti italiani a beneficio di nuovi. Oggi è lo stesso. E oggi come allora buona parte della colpa è dei partiti medesimi. Non tanto perché inclini alla corruzione — che in certa quota è fenomeno endemico — quanto perché incapaci di governare e di autoriformarsi. Vent’anni fa, epilogo della vicenda furono le privatizzazioni. Oggi, probabilmente, pure. C’è però una differenza: oggi la finanza non si accontenta più di governare nell’ombra i partiti; ne fonda di propri. Dice, i magistrati fanno solo il loro dovere. Vero, sono infatti i politici a non aver imparato nulla dall’esperienza passata. Non è diplomatico dirlo, ma quando in Francia un’azienda strategica pari alla nostra Finmeccanica desta l’attenzione della magistratura, il governo appone il segreto di Stato. Da noi no. I politici si girano dall’altra parte e i ‘tecnici’ alla Mario Monti pure. Ma quand’anche venisse apposto il segreto di Stato la magistratura se ne infischierebbe. Vent’anni fa, i politici commisero un errore fatale elevando a reato penale il finanziamento illecito dei partiti. Nel 2000 è accaduta la stessa cosa quando si è trattato di recepire i frutti della convenzione Ocse sulla corruzione internazionale. Da noi pagare una mazzetta ad un ministro indiano per concludere un affare è reato penale, in America no.   Impossibile competere sui mercati internazionali, dunque. Anche perché l’idea stessa di obbligatorietà dell’azione penale fa inorridire gli americani. Mentre da noi è la regola. E poiché mai la politica è riuscita a correggerla, ecco l’intero sistema economico e quel che resta dell’interesse nazionale ritrovarsi alla mercè di un pm qualsiasi.