Dopo Rio sarà mamma Cagnotto
Dal Qs in edicola oggi
QUEI MALEDETTI venti centesimi che le sono mancati per fare una medaglia, Tania Cagnotto non li dimenticherà mai. Le sono costati il podio per ben due volte, nei tuffi, alle Olimpiadi di Londra: quarta da sola e nel sincro, dal trampolino dai tre metri. Quarta per un niente, che però pesa come il mondo nella coscienza di una ragazza minuta, eppure fatta d’acciaio. Capace di trasformare quel macigno del ricordo in un…trampolino verso un futuro nel quale vuole essere ancora protagonista. Anche se, per uno di quei paradossi assurdi dello sport italiano, sta per perdere l’impianto in cui si allena.
Tania, come si riparte da due medaglie svanite così?
«Per qualche mese avevo zero voglia di vedere una piscina, è stata dura tornare ad allenarmi. Non sapevo perché lo facevo. Londra non sarà mai un pensiero positivo, anche se ormai l’ho superato. Ancora mi chiedo perché ho avuto così tanta sfiga in quei due giorni. Spero solo che si sia concentrata tutta lì».
Dove troverà nuovi stimoli?
«Ho chiesto espressamente alla federazione un nuovo allenatore, Oscar Bertone, proprio per cambiare qualcosa. Affiancherà mio padre: lui mi allena da vent’anni, se vogliamo arrivare a Rio sappiamo che da soli faremmo fatica».
E se a suo padre arrivassero offerte dall’estero, come al ct della scherma Cerioni?
«Non lo farà mai, ha già detto no nel 2004 ai greci. Lui segue soltanto me, che non sono una ‘atleta’, ma una figlia».
Forse dovrà lasciare Bolzano.
«A maggio la piscina chiude per lavori, e non so dove andrò ad allenarmi. Per fortuna dopo sarò molto spesso in trasferta, e prima dei mondiali ci sarà un raduno a Roma. Ma prima degli Europei non ho idea di dove potrò andare. In realtà mi preoccupa di più il fatto che vogliano riaprirla a fine anno con un fondo in acciaio, non va bene per i tuffi: se non oscureranno i vetri, il riflesso sarà accecante».
Andrà all’estero?
«No, basta, l’ho già fatto in passato, negli Stati Uniti e in Australia, e non ne ho più voglia. Sto troppo bene a casa, alla mia Bolzano manca solo il mare».
Quindi sa che cosa aspetta la Pellegrini in Francia…
«Tanto di cappello a Federica, so che non è facile. Anche se lei ha il vantaggio di portarsi dietro il fidanzato. Io non potrei, il mio fa il commercialista ed è troppo impegnato».
Obiettivi del 2013?
«Gli Europei di Rostock in giugno e i mondiali di Barcellona in luglio, li preparerò con sei tappe di World Series. Forse potevo staccare un anno, ma avevo quasi paura: dopo una grande delusione, non fare niente sarebbe stato peggio. Sento di avere bisogno di una piccola soddisfazione, non posso chiudere con il ricordo di Londra. Farò due anni gareggiando senza farmi stressare da nessuno, poi vedremo se riusciremo ad arrivare a Rio».
Voi donne siete l’immagine vincente del nostro sport.
«Ultimamente le donne sportive sono viste più come showgirl che atlete. Ogni tanto va bene, piace anche a me posare per servizi fotografici, ma l’importante è che si capisca che prima di tutto siamo atlete, non modelle. Io poi non seguo neanche una dieta ferrea, penso solo a mangiare bene. Quando sono all’estero mi salvano le barrette della Herbalife».
Siete anche corteggiate dalla politica, vedi Vezzali e Idem. Lei si candiderebbe?
«Per me quella è una cosa da fare dopo la carriera, non in contemporanea. La Vezzali è in politica, vuole andare ai mondiali ed è pure incinta: forse è troppo. Non so se entrerò mai in politica, comunque non lo farei prima di essermi ritirata. E solo dopo aver fatto un percorso per imparare, oggi non saprei da dove cominciare. Se devo stare lì solo per far vedere che ci sono, non ci sto, diventa uno sfruttamento dell’immagine».
Progetti di maternità?
«Ci rimugino su da un po’. A 27 anni ancora posso aspettare. L’avrei fatto tra due-tre anni, allora mi sono detta che posso farlo a 31, dopo le Olimpiadi. Se riesco ad arrivare a Rio, lo farò dopo».