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S&P: il problema numero uno? La crescita

«Attualmente  la crescita economica, più della performance dei conti  pubblici, è il principale rischio» per il merito di credito  dell’Italia. Lo scrive Standard and Poor’s in un rapporto  dedicato alla zona euro. Per l’agenzia «C’è il rischio che  dopo le elezioni del 25 febbraio ci possa essere una perdita  di slancio sulle importanti riforme strutturali necessarie  per migliorare le prospettive di crescita» della Penisola.  Prospettive che nonostante le riforme del Governo Monti,  «restano limitate dalle rigidita’ del mercato del lavoro, da  un settore dei servizi pesantemente protetto e dall’elevato  peso fiscale che ricade sul lavoro e sulle imprese». S&P  sottolinea anche che «la storia dell’Italia, fatta di  coalizioni governative deboli e frammentate, contribuisce a  spiegare il suo alto debito pubblico», pari al 127% del Pil  a fine 2012. 

La  realizzazione delle misure che potranno migliorare le  prospettive di crescita di medio termine dell’Italia  dipenderanno dalla forza del mandato del prossimo Governo in  entrambi i rami del Parlamento, sottolinea Standard and  Poor’s. Secondo l’agenzia, la composizione della spesa  pubblica italiana ha contribuito ad aumentare le difficolta’  economiche del Paese e la tassazione viene utilizzata per  finanziare spese correnti che non hanno portato  miglioramenti duraturi alla crescita potenziale. Il Pil  italiano anche prima della crisi del 2008, cresceva solo  dell’1% l’anno o poco piu’ e come indicano le stime della  Commissione Ue nei primi dieci anni di vita della zona euro,  l’Italia ha accusato la minore crescita del Pil pro capite  di tutti i Paesi membri della Ue. Anche se le esportazioni  sono migliorate ultimamente, l’economia, che ha come spina  dorsale le piccole e medie imprese, deve far fronte a una  serie di problemi. Tra questi S&P evidenzia le difficolta’ di  accesso al credito, le rigidita’ strutturali e il problema  demografico.