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Se Napolitano si appropria del “metodo Bersani”

Dopo due giorni di consultazioni, questa sera Giorgio Napolitano avrà formalmente appreso che: Bersani vuole un governo senza Berlusconi, Grillo vuole un governo senza Bersani né Berlusconi né Monti, Monti vuole un governo senza Grillo ma con Berlusconi e Bersani, Berlusconi vuole un governo con chiunque purché il nuovo presidente della repubblica lo garantisca dai magistrati. Un groviglio di egoismi e veti incrociati. Un rebus che non prevede una soluzione chiara. E infatti, oggi, al capo dello Stato il segretario del Pd più che una richiesta dovrebbe avanzare una supplica: fammici provare. Un azzardo, dunque, che Napolitano potrebbe anche avallare. Ma solo «con riserva». Il tentativo di Bersani oscillerebbe infatti tra funambolismo e contorsionismo politico. Si fonderebbe sulla scommessa (perdente) che i grillini al Senato si spaccheranno dando vita a un gruppo autonomo pronto a votargli la fiducia. Ma poiché un pugno di voti non basterebbe, farebbe necessariamente leva anche sull’evidente disfatta montiana e sul timore di Maroni per le elezioni. Dopo essere stata definita un pericolo per il Paese, la Lega tornerebbe dunque a rappresentare una potenziale costola della sinistra; così come Monti, l’affamatore del popolo, e Grillo, il fascista del web. Unico senso: la legittima, ma poco edificante, pretesa di un leader e del suo entourage di provarle tutte prima d’essere consegnati alla storia come i responsabili del più clamoroso fallimento politico della cosiddetta seconda repubblica. Difficile scommettere sul buon esito dell’operazione. Più facile confidare in una resipiscenza del medesimo Bersani. Il quale, preso atto dell’impossibilità di ottenere una solida maggioranza parlamentare, potrebbe farsi da parte nel tentativo di mettere tatticamente il cappello sull’operazione politica attribuita in queste ore a Giorgio Napolitano. Cioè fare del «metodo Bersani» il grimaldello per sconvolgere i piani del suo stesso ideatore. Il segretario del Pd aveva infatti annunciato che se anche avesse avuto il 51% dei voti si sarebbe comportato come se avesse preso il 49. La sua coalizione ha invece ottenuto il 29%, e ciò nonostante s’è assegnata le due principali cariche istituzionali. In ossequio ai tempi, le ha però attribuite a due personalità — Grasso e la Boldrini — assai popolari e completamente prive d’esperienza politica. E’ questo il profilo del premier incaricato che Giorgio Napolitano sta coltivando e che alla fine anche Bersani potrebbe giocoforza accettare. Obiettivo: mettere assieme le manifeste debolezze dei tre poli per dar vita a un governo «del presidente» che ci tuteli a Bruxelles e a Roma riformi legge elettorale e istituzioni repubblicane. Se il Pd non ha fiducia in se stesso, perché il capo dello Stato dovrebbe aver fiducia nel Pd?