Tra marò e neofiti, la politica autistica dei diritti umani
Un sistema autistico, tragicamente impolitico e completamente ripiegato su se stesso. La crisi economica è scomparsa dal dibattito pubblico: si parla solo di diritti umani, profili personali e moralità individuali. La capacità politica non conta. Anzi, guasta. E’ d’impaccio: dà adito al sospetto, richiede una lingua forse ormai morta, di sicuro ‘straniera’. Il neopresidente del Senato avverte dunque l’urgenza di attaccarsi al telefono per tutelare il proprio buon nome di magistrato antimafia offeso, pare, da Travaglio ad Annozero. Non una parola, invece, rispetto a un governo che dopo aver goffamente violato il diritto internazionale trattenendo in patria i due marò senza alcun ‘pretesto’ di colpo li espatria facendo strame d’ogni dignità politica. Pietro Grasso è la seconda carica istituzionale, ma cos’è l’istituzione senza una retorica politica? Solo chiacchiere, soffitti affrescati e conformismo. Passi poi il silenzio del ‘tecnico’ Mario Monti su una vicenda di cui è unico responsabile politico, ma possibile che a tacere sul destino dei nostri due militari siano anche un aspirante premier come Bersani e un ex premier come Berlusconi? Tacciono, invece, non sapendo cosa dire né perché. In compenso ha parlato, e avrebbe fatto meglio a tacere, il sottosegretario Staffan de Mistura. Rassicurante: «Il governo indiano ci ha garantito che non applicherà la pena di morte». Non è uno scherzo. E poi: la pena di morte. Anche la scelta dell’argomento pretestuoso da esibire come un successo è indicativa di un clima, della dilagante ossessione per il politicamente corretto. Ancora un riferimento ai diritti umani. Cosa degnissima, s’intende, ma che c’entrano i diritti umani con la presidenza della Camera dove Laura Boldrini ne fa sfoggio tra gli applausi? C’entrano come l’antimafia alla presidenza del Senato. Come l’idea di mettere uno scrittore minacciato dalla camorra (Roberto Saviano) al ministero dell’Interno. Come una dirigente di Bankitalia (Anna Maria Tarantola) alla presidenza della Rai. Come un neofita del parlamento presidente di gruppo parlamentare (il bersaniano Roberto Speranza alla Camera). Come le faccette pulite e le neoelette carine spedite in tivù da partiti in crisi di identità. Come i cinquestelle, che teorizzando la trasparenza assoluta rivendicano il diritto di controllare i servizi segreti. E’ la logica grillina: «Dario Fo presidente della repubblica» e «una madre con due figli ministro dell’Economia». E’ la logica di un’epoca senza Stato, dunque senza retorica, dunque senza politica. E’ la logica del bersaniano Zanda, che lascia in garage la berlina e al Quirinale arriva in Panda. Specie protetta: vorrà mica fare il premier?