Berlusconi brucia Bersani ma non Napolitano
E’ stato un comizio double face: metà di lotta e metà di governo. Ma il governo cui ieri Silvio Berlusconi ha alluso da Piazza del Popolo non è certo un governo Bersani. Il leader del Pdl ha infatti definitivamente bruciato l’ipotesi di un esecutivo guidato dal segretario del Pd, e tutto quel suo parlare di elezioni serviva ad ottenere quel che realmente in questa fase vuole: un governo di larghe intese che nasca all’ombra del Quirinale e che lo garantisca dal punto di vista giudiziario. Perciò ha detto di aver «fiducia» in Giorgio Napolitano; perciò ha ribadito che il prossimo capo dello stato non potrà essergli ostile. Ci vuole qualcuno che difenda il suo diritto di fare politica e, alle brutte, sia disposto a firmare un provvedimento di grazia. Lo stesso Napolitano, dunque, o comunque non un avversario politico. E se non ci saranno le condizioni per stringere un simile accordo col Pd e, in subordine, con la frastagliata compagine montiana, pazienza: si tornerà al voto e «vinceremo alla grande». Le elezioni, dunque, non sono un obiettivo primario ma uno strumento di pressione sulle forze politiche per ottenere un «governo del presidente». Su Bersani, Berlusconi è stato conseguenziale. Dopo vent’anni di confronto politico, tentativi di intesa istituzionale con la Bicamerale e persino la condivisione di un governo comune (quello, ancora in carica, guidato da Mario Monti), il leader del Pd sembra ora accorgersi del fatto che Berlusconi non sarebbe eleggibile e si troverebbe in conflitto di interessi. Offre dunque la sua testa ai grillini, mentre i suoi emissari cercano di convincere il Pdl a consentire occultamente la nascita del governo. Chiaro che non può funzionare. Chiaro anche che col Pdl sulle barricate né la Lega né i montiani se la sentirebbero di votare la fiducia a Bersani. Silvio Berlusconi ricompatta dunque un partito oggettivamente in difficoltà, percorso da rivalità estreme e che ha perso per strada sei milioni di voti. Ostenta forza ed ottimismo. Non chiede inciuci, ma un accordo alla luce del sole. È quello che si augurano Giorgio Napolitano, le parti sociali e i partner internazionali. In fondo se lo augurano anche quanti, dentro e fuori il Pdl, ritengono che il ciclo politico del Cavaliere si sia esaurito e che nel tempo di un governo condiviso si possano creare le condizioni per il suo superamento. L’alternativa è averlo nuovamente in campagna elettorale e magari ritrovarselo persino a palazzo Chigi.