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Quanta rabbia sul web: i tassisti nel mirino degli italiani

Non mi è mai passato per la mente che i tassisti potessero essere nella hit parade delle simpatie degli italiani. Ma davvero mai avrei creduto che fossero così “mal sopportati”, per non dire peggio.
Me ne sto accorgendo in queste ore andando a leggere nei vari quotidiani e siti on line i commenti della gente riferiti alla protesta che la categoria sta portando avanti da alcuni giorni contro la liberalizzazione delle licenze preannunciata dal governo Monti. Commenti di fuoco, commenti di scherno e di indignazione. Alcuni anche feroci, soprattutto dopo che sono stati diffusi i dati sulla loro dichiarazione dei redditi. Dichiarazione dalla quale si evince che i tassisti (secondo appunto quanto da loro sottoscritto) guadagnerebbero poco più di mille euro al mese.
Due opinioni a confronto sono sempre meglio di una. E così parlo dell’argomento con un amico, per vedere se può venire fuori una sintesi sul fatto che i tassisti siano così invisi al grande pubblico.
1) Di certo i tassisti non sono amati perché spesso (sarà forse per la fatica del lavoro, sarà per lo stress da traffico, sarà chissà per il carattere) risultano indisponenti o maleducati.
2) Non sono amati anche perché, a forza di difendere il numero chiuso delle licenze, non riescono spesso a offrire una bella immagine di quello che in teoria è un “servizio pubblico”. I limiti della categoria da tempo sono stati messi ancora più in evidenza dai veloci collegamenti ferroviari tra le città più importanti. E’ ad esempio inammissibile impiegare un’ora e mezzo per raggiungere Firenze da Roma e poi, una volta alla stazione, stare spesso mezz’ora in fila in attesa di un taxi.
3) Non sono amati perché i taxi in Italia, rispetto a tanti altri paesi europei e ad altri paesi del resto del mondo, costano troppo. Costano troppo se li prendi in un parcheggio, costano molto ma molto di più se li fai arrivare via radio. E così una corsa in taxi invece che essere alla portata di quasi tutti diventa una faccenda quasi da ricchi.
4) Non sono amati perché ovviamente quanto da loro dichiarato alle tasse non aiuta certo a procurare simpatie. Insomma uno sale su un taxi, non sa quanto può spendere fra numero di persone, orari, bagagli, traffico, comuni diversi ecc, ma sa che quasi certamente i soldi che tirerà fuori andranno a finire nelle tasche di un (molto) probabile evasore fiscale.
5) Per finire non sono amati perché il taxi per molti utenti rappresenta un’urgente necessità: la necessità di raggiungere una stazione in fretta senza l’incubo di dover parcheggiare la propria macchina, la necessità di raggiungere in fretta un luogo per una emergenza o una cosa grave, la necessità di raggiungere un indirizzo per la mancanza di autobus o di un altro mezzo pubblico. La necessità di salire su un taxi per non distruggersi col peso delle valigie. Insomma, sovente uno prende un taxi non per comodità o altra scelta ma perché, come si suol dire, non può farne a meno. E constatare che il costo della corsa spesso specula proprio su questo “non poterne fare a meno” non può che indispettire.
Spero comunque che la vertenza di questi giorni possa concludersi prima possibile grazie anche al recuperato senso di responsabilità dei tassisti, chiamati, come milioni di altri italiani, a fare sacrifici per superare la crisi. Spero anche che si possa instaurare un rapporto diverso tra consumatori e tassisti. Spero anche che i tassisti non insistano, pur di difendere i loro status, a pronunciare espressioni tipo “siamo pronti alla guerra” o “scateneremo l’inferno in tutta Italia” come hanno fatto nelle ultime ore.