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A proposito di Barrichello (2)

…e c’è poi una cosa che trovo giusto riconoscere a Barrichello, ora che pare prossimo all’addio.

Se parliamo dei NUMERI DUE al volante della Ferrari, indiscutibilmente lui è stato il NUMERO UNO della categoria.

Attenzione.

Gilles non era un ‘vice’, quando stava in coppia con Scheckter. Men che meno fu un ‘vice’ Kimi, quando nel 2008 lo posizionarono, a tavolino, alle spalle di Massa.

No no. Mi riferisco a piloti che indiscutibilmente avevano davanti, in squadra, un leader assoluto.

Ora. Nel 2002 e nel 2004, quando la Ferrari era un missile, Pedescinello ha chiuso la stagione al secondo posto, risultando inferiore soltanto al capitano, il Vecchio Zio.

Voglio dire che al rendimento ‘in rosso’ di Rubens è difficile muovere appunti. A meno di non pensare (ma bisognerebbe essere discretamente suonati) che il brasiliano potesse battere Schumi, in un duello ad armi pari. Dovrei masticare peyote per ore, per approdare ad una simile convinzione.

Ancora.

Pedescinello, curiosamente, è stato decisivo nella conquista di almeno un paio di titoli iridati da parte del marito di Corinna. Non sto scherzando. E’ la verità.

Penso al 2000 e alla sua impresa sull’umido di Hockenheim, quando fu lui a mettere una zeppa nella rimonta, che sembrava irresistibile, di Hakkinen. Ricordo la gioia, ovvia e naturale, del diretto interessato, al primo successo in carriera. Ma rammento anche la soddisfazione di Schumi, che era finito kappao per un botto in partenza. A fine Gp, il marito di Corinna pareva un miracolato.

Ancora bis.

Il 2003. I lampi di Barrichello a Silverstone e a Suzuka. Soprattutto a Suzuka, dove Michelone arrancava nelle retrovie e trovò un ‘gancio’di speranza  nella consapevolezza che davanti c’era il compagno di squadra, mica Raikkonen con la McLaren.

Insomma, per essere un gregario il nostro Pedescinello la sua parte l’ha fatta. Certo, era piagnucoloso, lamentoso, sempre disposto a evocare sfighe, complotti, raggiri, eccetera. A suo esclusivo danno, s’intende. Ma provateci voi, a guadagnare la pagnotta a cospetto del migliore di tutti, cioè non deve essere una cosa semplice restare a galla quando il tuo collega di lavoro è un Fenomeno assoluto.

In breve così ci capiamo del tutto: se nel 2010, con una Rossa non irresistibile ma comunque competitiva, accanto ad Alonso ci fosse stato non Massa, ma il Barrichello del 2002 o del 2003, beh, Fernando sarebbe diventato campione del mondo (e mezzo Clog si sarebbe suicidato, ehm ehm ehm).

Infine. Infine, ci sono episodi che qualificano un personaggio. Anche nei suoi limiti. Arriva Rubens a Fiorano nel 2000 per il primo test sulla Ferrari e a Fiorano NEVICA. Per un brasiliano la neve è la cosa più misteriosa che ci sia e quello era un presagio. Poi Pedescinello vinceva solo (o quasi) quando qualche demente faceva invasione di pista durante il Gp: accadde in Germania nel 2000 e in Inghilterra nel 2003, tu chiamale se vuoi coincidenze. E forse solo a lui, il mio Paperino personale, poteva capitare di sentirsi dire, come a Zeltweg nel 2002, che doveva regalare la vittoria a Zio, sebbene non ce ne fosse assolutamente la necessità. Robe da Todt, penosamente indimenticabili in negativo.

Ecco. Lui, il VICE, non è affondato, non è scappato in stile Schettino, ha accettato (va bene: piagnucolando) il destino. Non è stato un super, non lo metterei mai nell’elenco dei quindici migliori piloti che ho visto guidare dal vivo, eppure è stato un decente, decoroso compagno di viaggio. Il suo vero limite, curiosamente, è emerso nel 2009, quando l’imbroglio della Brawn gli permetteva di conquistare finalmente il titolo: e invece, essendo Pedescinello,  si è fatto asfaltare da Button, presunto paracarro.

Tutto ciò premesso, io gli porto rispetto, gli sono grato e serbo nella memoria il ricordo di alcuni dialoghi ‘in pubblico’ clamorosamente spettacolari e divertenti. Ate logo, rapaz.

(2, fine)