L’onda coreana, prezzi corti e alta tecnologia
Nelle scorse settimane abbiamo fatto il punto sulle motorizzazioni alternative, spaziando dalle auto elettriche fino alle ibride plug-in di ultima generazione. Nel segno del risparmio, e in fuga dal caro-benzina, il nostro Sabattini si è soffermato sui motori alternativi a metano o gpl, cercando di offrire ai lettori un quadro concreto dei vantaggi economici e delle controidincazioni che vengono dall’uso di motorizzazioni a basso impatto ambientale o a zero emissioni.
OGGI TOCCHIAMO il tema delle auto a costo contenuto ma con occhio attento alla qualità. E in questo campo il fenomeno coreano va seguito con grande attenzione. Non è un caso che il gruppo Hyundai-Kia si stia assicurando fette sempre più larghe di mercato e che anche in Europa muova passi da gigante. Il +16.9% segnato nel 2011 delle case coreane (Ssangyong compresa) è un dato davvero rilevante e la conquista di una larga porzione del mercato europeo non è più solo un’aspirazione, ma una prospettiva concreta.
Anche perché i costruttori con gli occhi a mandorla hanno capito che per imporre i loro modelli dovevano lavorare sull’estetica delle vetture, rendendole molto più vicine ai gusti europei. Non è un caso che la Hyundai abbia ingaggiato il designer tedesco Peter Schreyer di scuola Audi, perfezionando nel tempo il concetto di «scultura fluida», oggi applicato sistematicamente sulle auto della casa coreana. Le linee scolpite dell’ammiraglia Hyundai, la i40, ne sono la dimostrazione più piena.
MA IL SUCCESSO di questi marchi nasce da una serie di scelte strategiche che si sono rivelate premianti. Motori europei, alta tecnologia giapponese e fabbriche nell’Est Europa, dove i costi di produzione sono più contenuti: ecco le idee vincenti del fenomeno coreano.
In più c’è un modello organizzativo squisitamente locale, che è determinante per produrre auto a prezzi concorrenziali con le case europee. Si tratta di un cartello di imprese, direttamente collegato a Hyundai, che contribuisce alla ricerca e mira a un costante miglioramento dei prodotti. L’obiettivo è quello di creare il maggior numero di componenti «in famiglia», cioè nelle imprese collegate. In questo modo si razionalizzano i costi e si usano le risorse restanti per investire nella ricerca. Ecco perché la caccia alla qualità gonfia oggi il sogno coreano.