Apocalittici e integrati
BIANCO o nero, le sfumature non sono ammesse. Il mondo si divide fra apocalittici e integrati. Visioni sempre contrapposte, tra loro inconciliabili, come accade tra adolescenti. E questo equivoco finisce per far perdere di vista i problemi veri, facendo prevalere la faziosità sulle ragioni dettate dal buon senso. A Milano, ad esempio, o si è favorevoli o si è contrari all’Area C, vie di mezzo non sono ammesse. Mancando qualsiasi forma di mediazione, lo scontro è inevitabile: o stai con me o sei contro di me.
TRA LE NOTIZIE della settimana ce n’è una che più di altre mi ha impressionato. Ma ciò che mi ha ancora di più stupito è il modo in cui è stata accolta. Mi riferisco alla nevicata dei giorni scorsi. In realtà, si è poi scoperto, si trattava di un mix di sostanze tossiche prodotte dagli agenti inquinanti trasformate dal gelo in qualcosa di molto simile a fiocchi di neve. Una coltre bianca di qualche centimetro ha coperto l’hinterland di Milano. Ma quello che sembrava un manto nevoso era qualcosa di molto simile a polistirolo ghiacciato. Ora, pur non essendo un amante del genere letterario e cinematografico apocalittico, tutto questo somiglia tanto a quei segnali premonitori che nelle fiction preludono a un concatenarsi incredibile di eventi dall’effetto devastante per il pianeta. Se non fosse che nei film o nei libri gli autori trovano sempre più o meno geniali marchingegni per risolvere il problema. I più pessimisti, quelli che non vogliono concedere troppo spazio alla speranza, lasciano il finale aperto e lo spettatore/lettore può liberamente immaginare il modo peggiore/migliore per far finire la storia. Ma il polistirolo ghiacciato non è un’invenzione della fervida fantasia di uno scrittore ma, come hanno spiegato gli esperti interpellati dai media, un «episodio raro». Tutto qui? Forse converrebbe fermarsi a riflettere. Se l’Area C è una goccia nell’oceano, è altrettanto vero che i segnali di degrado sono allarmanti. Noi siamo la causa della devastazione e i comportamenti dei singoli diventano determinanti. È necessario dimenticare il diffuso «lo fanno tutti» per far prevalere «intanto inizio a farlo io». Senza essere apocalittici, ma nemmeno integrati.