Siamo in crisi? Puntiamo sulla ricerca
Quasi un ultimatum. Quattordici «cervelli in fuga» rientrati in Italia hanno inviato una lettera aperta al ministro dell’Istruzione Francesco Profumo per chiedere «razionalità e tempi certi nelle procedure per continuare a fare ricerca nel nostro Paese». I vizi burocratici e la lentezza nei processi di valutazione, infatti, rischiano di lasciarli senza lavoro e costringerli a tornare all’estero.</CS></CW>
Anna B., da ilgiorno.it.
Qualora ce ne fossimo dimenticati (ma non deve essere così) c’è anche questo amaro risvolto: mentre il Paese attende che dal Quirinale arrivi finalmente la fumata bianca, l’appello dei ricercatori ci riporta drammaticamente sulla terra. La lettera infatti è l’ennesimo segnale inquietante di come l’Italia non riesca a seguire una vera politica scientifica degna dei Paesi sviluppati. Nell’indifferenza generale (soprattutto della classe politica), i ricercatori rischiano ora di non poter ottenere nè il rinnovo in Italia, nè di poter cercare in tempo una nuova posizione all’estero. Invece di fronte alla drammatica crisi economica servirebbe un cambiamento culturale, che riconosca alla ricerca scientifica il suo ruolo fondamentale come motore delle politiche di sviluppo, rilancio e innovazione.
laura.fasano@ilgiorno.net