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Grillo è uno sfascista, per questo non vuol fare accordi con nessuno

Un grillino un po’ alterato mi ha rimproverato (diciamo così) di aver dato del talebano (nel precedente post) al leader del Movimento 5 stelle. E di non aver capito (fra tante altre cose) che la decisione di Beppe Grillo di non appoggiare nessun tipo di governo è solamente coerenza, coerenza, e ancora coerenza. Diceva: “Ma lei sa cos’è la coerenza? Lei lo sa? Certamente no, sennò non scriverebbe quello che scrive”.
E’ vero, forse ho sbagliato a definire Grillo un talebano. Perché proprio un paio di giorni fa in Qatar, secondo quanto riportano varie agenzie di stampa, il presidente dell’Afghanistan Karzai, potrebbe aver avuto un incontro con alcuni rappresentanti dei Talebani per avviare un processo di pace in uno degli Stati più martoriati dalla guerra negli ultimi anni. Insomma, sembra che lo cose stiano così: anche i talebani, gli studenti fondamentalisti più indisponibili ad ogni confronto, per il bene della popolazione afgana potrebbero cominciare ad aprirsi ad un dialogo costruttivo con il governo.
Proprio quello che il signor Grillo non sembra aver nessuna intenzione di fare in nome della sua coerenza. Muoia la politica, muoiano i politici, i politicanti e tutti gli italiani sotto il peso di una crisi ormai insostenibile.
A questo punto allora per il tetragono Grillo, se è stato superato perfino dai talebani con le loro possibili aperture al dialogo, bisognerà trovare una nuova definizione, un nuovo aggettivo.
Ed ecco che dalla nebbia dei ricordi di qualche anno fa è tornata fuori una parolina che ben potrebbe adattarsi al comico che volle farsi leader: “sfascista” che come tutti sanno deriva da “sfascismo”. Sostantivo che il caro, vecchio Zingarelli così definisce: “Atteggiamento negativo di chi, in un periodo di crisi istituzionale, politica e morale di uno Stato ne favorisce o ne accelera la disgregazione”.
Beppe Grillo è quindi uno sfascista, uno che in qualche maniera, col suo atteggiamento di chiusura verso qualsiasi accordo con altre forze politiche, vuol portare a disgregazione la nostra povera Italia.
Perché sfascista? Perché a Beppe Grillo è stata più volte offerta (da parte del Pd) l’occasione per portare finalmente in porto le riforme da lui più volte sollecitate e auspicate: e cioè, tanto per citarne alcune, la riforma elettorale, il dimezzamento del numero dei parlamentari, l’azzeramento dei costi della politica, l’abolizione delle inutili province… Tutte riforme che il Movimento 5 stelle avrebbe potuto vedere attuate nel giro di poco tempo se solo avesse fatto un accordo di governo col Partito Democratico al Senato. Il Pd in pratica, con questo accordo, sarebbe stato ostaggio dei grillini. Un po’ come per tanti anni si è comportata la Lega con Berlusconi e il Pdl.
Questo avrebbe potuto fare Grillo col Pd: o si fanno le riforme o cade il governo. E certamente, visto l’umore della gente in giro, certe riforme sarebbero certamente arrivate in porto.
Ma Grillo non ha voluto seguire questo cammino. Non ha voluto fare accordi e di conseguenza niente riforme. Perché forse a Grillo, delle riforme tanto sbandierate sul suo programma, delle riforme tante volte illustrate alle brigate del web, non importa assolutamente niente. Avrebbe potuto farle, non le ha volute fare.
Perché? Perché a Grillo non interessa arrivare a realizzare qualcosa per il bene del Paese. Il suo interesse principale in questo momento, almeno a giudicare dal comportamento tenuto fino ad oggi, non sono le riforme è sfasciare lo Stato, mandare a casa tutti i politici della prima e seconda Repubblica, creare il caos istituzionale, senza sapere cosa può succedere dopo, restare il re dello sfascismo e, ahinoi, della scena politica.
E’ questa la strada giusta da seguire? E’ forse su questa strada dello sfascismo che milioni di italiani vogliono seguire il comico-leader che telecomanda i suoi che sono alla Camera e al Senato? Ho i miei dubbi. Grillo, lo sfascista, farà bene a rivedere la sua tattica prima che il suo catastrofico sogno di rinnovamento si possa dissolvere alla luce del buonsenso e della ragione.