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Costretti a rimpiangere Moro e Berlinguer

In un ultimo, disperato appello alle forze politiche, Giorgio Napolitano ha dunque evocato il 1976. Era l’anno in cui — nel pieno dell’offensiva brigatista e con l’inflazione alle stelle — si temeva «il sorpasso» del Pci sulla Dc e Montanelli invitava gli elettori a «turarsi il naso» pur di evitarlo. La campagna elettorale fu durissima, il risultato imprevisto: il Pci si fermò al 34,4%, la Dc risalì al 38,7%,ma dai socialisti ai laici i suoi potenziali alleati non avevano né la forza né la voglia di concorrere alla formazione di un governo. Fu dunque la necessità di superare uno stallo analogo a quello attuale a creare le condizioni per un’intesa tra Aldo Moro ed Enrico Berlinguer. Non un compromesso ‘storico’, ma un compromesso politico: nacque così un governo Andreotti detto di «solidarietà nazionale» formato unicamente da democristiani e implicitamente sostenuto dai comunisti. La fantasia bizantina di Moro coniò per l’occasione la formula «governo della non sfiducia». E’ un modello replicabile? No, non lo è. Anche perché la parte di Andreotti andrebbe oggi recitata da Bersani, e Berlusconi, a differenza del Berlinguer di 37 anni fa, reclama pari dignità. Ma Bersani non ha alcuna intenzione di ‘compromettersi’ aprendo le porte di un suo ipotetico governo a uomini del Pdl. Occorrerebbe quel «coraggio» evocato ieri dal capo dello Stato, ma il coraggio è come la fede: se uno non ce l’ha, non può darselo. Eppure, anche chi nel Pd si sta più o meno occultamente battendo contro la linea Bersani pare non disporre di tanto ardimento. A oggi, infatti, Renzi, Veltroni, D’Alema, Franceschini, Letta e Fioroni rifiutano l’ipotesi di larghe intese. Ne temono il costo politico. E tuttavia vorrebbero mettere in piedi un governo, perché questo, ormai, chiedono sia i poteri forti sia i comuni elettori. Ipotizzano tre mosse: archiviare il tentativo Bersani; garantire a Berlusconi un capo dello Stato non ostile (più di Franco Marini, si fa largo l’ipotesi di Sergio Mattarella); far nascere all’ombra del Quirinale un «governo di scopo» senza politici. C’è solo un problema: Berlusconi vuole un governo politico. Basteranno la minaccia di contrapporgli comunque Renzi in caso di elezioni e la lusinga di un guardasigilli ‘amico’ (Grasso, ad esempio, che lascerebbe così la presidenza del Senato al Pdl) a convincerlo? Ad oggi la risposta è no. Si attendono nuovi e accorati appelli di Napolitano.