Per lo stupratore in bicicletta rischio libertà
La giustizia italiana è ridicola. Si chiedono 122 anni, sapendo che al massimo gliene possono dare 30. Quindi gliene danno 20 (1 anno ogni stupro), poi diventano 10 per buona condotta, poi siccome le carceri sono strapiene lo mettono ai domiciliari o fanno un indulto e lo liberano. Ed eccolo fra 5 o 6 anni di nuovo a “caccia” per le strade di Milano.
Claudia Nava, da ilgiorno.it
Non ha torto la lettrice con queste sue impietose considerazioni sulla vicenda dell’egiziano stupratore seriale. Tuttavia un segnale diverso l’avevano dato i pm quando avevano chiesto l’insolita condanna a 122 anni di carcere rifiutandosi di considerare le violenze come parte di un «unico disegno criminoso» e preferendo sommare le pene per ogni singolo reato. Una richiesta giusta ed equa in quanto avrebbe reso giustizia a ciascuna della donne orribilmente offese ed umiliate nella sfera più intima. D’altro canto il diritto alla riabilitazione, che è uno dei capisaldi del nostro sistema legislativo, non deve mai essere confuso con un ideale di giustizia fatto di infiniti “sconti“ di pena e condanne forfettarie. Per non trovarci tra meno di dieci anni Melegy ancora in bicicletta.