Scommettere sulla follia, il rischio di Berlusconi
No, non sembravano due sul punto di stringere un accordo politico. Erano comizi, certo, e nei comizi serve sempre un nemico, eppure nell’arringare la propria gente né Berlusconi né Bersani ieri sono apparsi particolarmente cauti rispetto alla controparte. Tutt’altro. Unica differenza, il fatto che nel corso della sua originale manifestazione «contro la povertà» Bersani di nemici ne ha esibiti non uno ma due. Oltre a menar fendenti contro quello tradizionale, Berlusconi, ha infatti dovuto picchiare anche sul suo principale avversario interno: Matteo Renzi. Pur guidando un partito in grave perdita di consensi e, come dimostra il caso di Alemanno a Roma, incapace di trovare candidati spendibili sul territorio, Berlusconi sembra dunque godere di una salute politica decisamente maggiore di Bersani e del Pd. Perciò, preso atto della flessione grillina nei sondaggi, caldeggia l’avventura elettorale. Sarebbe un rischio, però. Un rischio doppio. Il Cavaliere potrebbe infatti dover subire un capo dello Stato ostile tipo Prodi per poi trovarsi a fronteggiare alle elezioni un avversario insidioso come Renzi. Che per l’occasione riuscirebbe ad allearsi sia con Vendola sia con quel che resta dell’invincibile armata montiana fortunatamente emendata del suo fondatore. La debacle sarebbe evitata dalla nascita di un governo di scopo con mandato medio lungo o dall’ulteriore diffondersi tra i ranghi democratici di pulsioni identitarie foriere di nuove guerre intestine e scissioni. Ad oggi, Berlusconi sembra scommettere sulla follia del suo nemico.