La Ducati di Robinho
Fratelli separati dalla nascita. Avete mai notato che se avesse la pelle un po’ più scura e i capelli a “banana” Valentino Rossi sarebbe identico al fantasista rossonero Robinho? Lo stesso simpatico faccino da bambino birichino che sembra sempre nascondere qualche marachella. Due vite parallele. I due anni infruttuosi in Ducati hanno lasciato il segno su Valentino procurandogli la saudade per le “belle” del Sol Levante. E così, come una fidanzata sempre innamorata nonostante tutto, la Yamaha ha riaccolto nelle sue braccia il figliol prodigo perdonandogli la scappatella con quella rossa italiana. Ah, la dolcezza delle orientali! La saudade di Robinho riguarda ovviamente il Brasile. E non si tratta solo della nostalgia per le scultoree bellezze mulatte che ancheggiano a Copacabana o per il carnevale più pazzo del mondo. Tra poco più di un anno qui si svolgerà il Mondiale e lui vorrebbe nuovamente essere della partita. Davanti a sé ha l’esempio di Ronaldinho che da quando è tornato a casa, all’Atlético Mineiro, ha ripreso a segnare riconquistando anche la maglia verdeoro. Attualmente il nostro Robinho è come se fosse in Ducati e non riuscisse a spuntare buoni tempi sul giro. Hai voglia a parlare coi meccanici o con gli ingegneri, la pole è lontana e si deve accontentare della panchina. Così quando entra, trotterella senza smalto e non fa che raccogliere i fischi dei tifosi che non l’hanno mai molto amato. La qual cosa non fa che peggiorare la situazione e aumentare il desiderio di frustrazione e di fuga. Col senno di poi, bisognava lasciarlo partire a gennaio… Obiezione: poteva ancora tornare utile. Contro-obiezione: visto come sta giocando, non si vede proprio in che modo. Anche nel calcio, come nel motociclismo e nella vita non si può andare in chiesa a dispetto dei santi.