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Il bambino (di oltre due metri) che sognava

Vi avevo già parlato qui del film sulla carriera di Max di Franco, film che ha vinto il premio della critica all’International Sport Film Festival, per la sceneggiatura. La storia è diventata anche un libro, in uscita a maggio, scritto con Lillo Cafieri per i tipi di Galassia Arte. Il titolo è lo stesso del film, ‘Il bambino che sogna’ e racconta la storia vera di un ragazzo (oggi 35enne) che lascia il suo paesino in provincia di Caltanissetta per sfruttare la sua statura e sfondare nel volley. Somiglia a un racconto d’altri tempi, e per certi versi lo è. Perché nasce grazie a uno strumento che ormai sembra roba da documentari storici: una lettera, scritta a mano. Quella che il giovane Di Franco spedì alla squadra di riferimento di quegli anni, la Sisley Treviso, ottenendo quel provino che gli avrebbe cambiato la vita.
Certo, l’occasione da sola non sarebbe bastata se Max non si fosse rivelato bravo a sfruttarla. E se non avesse avuto il coraggio di andarsene giovanissimo per inseguire il suo sogno. Il risultato sono stastistiche che potete trovare sul sito della Legavolley, che sintetizzo così: dal 1996 a questa stagione, in cui ha vestito la maglia di Ravenna, tra A1 e A2 Max ha giocato 421 partite, segnato 2280 punti, 666 dei quali a muro. Non so se Max giocherà ancora l’anno prossimo, ma so che la sua storia, raccontata con l’umiltà che ha sempre contraddistinto lui che prima di tutto è un bravo ragazzo (e per me non è poco), potrebbe insegnare tanto. A partire dal motivo per cui l’ha scritta: “Ho avuto una forte spinta soprattutto guardando i miei compagni di squadra più giovani degli ultimi anni della mia carriera. Li ho trovati senza stimoli e senza mete ben precise, senza quella fame di arrivare e di superarsi che ha sempre avuto il bambino che sogna”.

 

max