Alle prese con una crisi che è dentro di noi
Alla celebrazione per il 25 Aprile di Milano sono stato molto colpito da un cartello: «Non suicidarti, lotta». Un altro diceva: «Perché togliersi la vita se si può lottare?». È la prima volta che percepiamo così bene come la crisi economica sconvolga anche l’identità di ciascuno di noi. Ci sentiamo più fragili, e abbiamo voglia di dirlo agli altri. Lei che ne pensa? Pietro, Milano
E’ strano (o forse no): mentre siamo alle prese con la più grande crisi economica del Dopoguerra e alla ricerca di un governo che verrà, siamo portati sui giornali e nelle conversazioni fra amici a interrogarci su fatti molto privati (il suicidio a Milano di due amici, l’omicidio-suicidio a Bergamo di una mamma) che ci toccano da vicino e ci fanno riflettere. Quasi che inconsapevolmente percepiamo (e ne proviamo dolore) che la difficoltà di far quadrare i conti a fine mese e di dare un esecutivo credibile a questo Paese si riflettano nella vita di tutti noi, facendoci sprofondare nell’angoscia e nel male di vivere. E non bastano le spiegazioni psicologiche, non è sufficiente derubricare i fatti come gesti di “pazzi”: vorremmo ricominciare a sperare. E non avere più paura.
laura.fasano@ilgiorno.net