Elogio del Pazzo
Senza neppure conoscere il giuoco del calcio (che peraltro nel XVI secolo non era ancora nato) – e il suo divino mentore contemporaneo, Marco Van Basten da Utrecht – un “orange” d’altri tempi, Erasmo da Rotterdam (il Feyenoord l’avrebbe ingaggiato di sicuro!) elogiò la follia che non è mortale, bensì divina essendo figlia di Plutone e della Giovinezza e per questo portatrice di allegria e spensieratezza. Gli stessi doni “divini” che il Pazzo (all’anagrafe Giampaolo Pazzini) ha portato in campo domenica sera al Meazza, risolvendo quasi da solo un intricato enigma che fino ad allora aveva visto impotenti i vari Balotelli, El Shaarawy, Boateng e anche Allegri, il quale, da buon toscano, non sapeva più a quale santo appellarsi (Maremma compresa) per uscire dall’impasse. Ebbene il Conte Max ha scelto la follia togliendo il robotico, quanto off-line, Nocerino dando così una ventata di Pazzia al gioco del Milan. Ed essendo, appunto, la follia divina e il suo massimo interprete rossonero un semidio come Prometeo che agli dei rubò il fuoco, ecco che domenica sera dopo l’ingresso in campo del Pazzo abbiamo visto accendersi la luce divina di una doppietta miracolosa. Se il ritorno in squadra di Balotelli è servito a ridare fiducia all’armata rossonera sull’orlo di una disfatta contro il Catania, l’impresa del Pazzo, molto più concretamente, ha tenuto in corsa Champions il Milan consentendogli di mantenere quel punticino di vantaggio sulla Fiorentina. L’Elogio del Pazzo, dunque, è d’obbligo. Perché il giocatore, toscano purosangue di Pescia, all’arrivo del suo competitor più diretto, Supermario, che gli ha tolto il posto da titolare in squadra, non ha fatto una piega ma ha continuato a lavorare per farsi trovare pronto a ogni bisogna. E così è stato. Quando è entrato in campo, ha spronato i compagni, ha consolato il Piccolo Faraone che aveva perso la strada del gol e ha fatto quello che deve fare un bomber di razza: segnare. Questa è vera maturità. Grazie Pazzo. Cento di questi gol ancora in rossonero.