C’è la crisi? La donna torni a casa
Non c’era motivo per aspettarsi un cambio di rotta, ma certo sono dati sconfortanti. Anche a marzo – ci informa l’Istat – l’occupazione diminuisce dell’1,1%, che significa 248mila occupati in meno. Ormai alla mia età non ho più molto da chiedere, ma mi domando: quando sarà venuto il momento di pensare ai nostri giovani?
Luciana Rigo, da ilgiorno.it
E – AGGIUNGIAMO NOI - alle donne, perché il dato dell’Istat ci dice anche che a soffrire di più della crisi recessiva, oltre alle nuove generazioni, è la componente femminile, costretta o respinta a casa, contro la propria volontà, per mancanza di lavoro. Tra le donne inattive, poi, aumentano dell’8,6%, rispetto al 2011, quelle che non ritengono di riuscire a trovare lavoro. Insomma, rassegnate all’inattività. D’altro canto, nel nostro Paese al gentil sesso si attribuisce ancora l’esclusiva della gestione della casa, dei consumi e dei figli, con lavoro e carriera considerate invece “proprietà” maschile. In questo quadro, desolante, in una situazione di crisi che non accenna a diminuire, è evidente che fra i due, nella coppia, la sacrificata continui ad essere lei. Con buona pace delle pari opportunità.
laura.fasano@ilgiorno.net